Telecom sempre più svuotata. Ma per ora il Brasile è salvo

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di Carola Olmi

Telecom resiste in Brasile. Per ora. La partecipazione al momento non è in vendita e i rumors circolati in questi giorni “sono destituiti di fondamento”. Su precisa richiesta della Consob è stata la stessa azienda telefonica a smentire ieri le indiscrezioni diventate ormai un tormentone, anche per via del precedente argentino (dove Telecom ha venduto ed è volata via) e della situazione di concorrenza con quella spagnola Telefonica che diventerà tra breve l’azionista di controllo della società guidata da Marco Patuano. “Telecom e Telefonica continuano a essere concorrenti e parti di un confronto leale, nel rigoroso rispetto delle discipline locali”, in particolare degli accordi presi col Cade, l’Antitrust brasiliano, il 28 aprile 2010, ha affermato il gruppo telefonico italiano in una nota.

Dubbi a Buenos Aires
Chiarimenti pure sulla vendita di Telecom Argentina. Operazionce che secondo la stessa Telecom “non si qualifica con parte correlata”, anche se “è pacifica la sussistenza di interessi, sia pure indiretti, degli amministratori”, ovvero i consiglieri espressi da Telefonica, Caesar Alierta e Julio Linares e il consigliere Gabriele Galateri di Genola, con riferimento a Generali. Il gruppo assicurativo di Trieste, socio di Telco (la cassaforte di Telecom), ha infatti “relazioni” con il gruppo Werthein, azionista indiretto di Telecom Argentina attraverso la partecipazione in Sofora, per via di un credito del primo nei confronti del secondo. Tali rapporti sono stati spiegati da Galateri nel corso del cda del 7 novembre e approfonditi l’11 novembre in un consiglio di amministrazione “telefonico”, che si è chiuso (nonostante il voto contrario di Lucia Calvosi e Luigi Zingales) con la decisione che “la fattispecie non fosse connotata dalle caratteristiche proprie delle operazioni con parti correlate”.

La Consob indaga
I dossier dell’America latina restano dunque al centro di una partita delicatissima per i conti disastrati della società, per i futuri assetti di comando e per i rapporti tra il management e i nuovi azionisti forti. Azionisti che potrebbero avere più di qualche interesse a svuotare Telecom inducendola a vendere (a che prezzo?) la partecipazione brasiliana. D’altra parte negli ultimi venti anni di storia di Telecom la spogliazione dell’azienda è sempre stata una costante, tant’è vero che a differenza di tutte le altre ex monopoliste delle Tlc, la società italiana è con l’acqua alla giola, piena zeppa di debito e ormai lasciata al suo destino anche dalle banche grandi creditici.

Zero offerte
Anche per questo la vicenda brasiliana ha un grande peso e le voci di vendita (svendita?) si rincorrono. Voci che sono solo illazioni, ha tagliato corto Telecom su precisa richiesta dell’Authority di controllo sui mercati, precisando che non ci sono contatti in corso con potenziali acquirenti e non sono pervenute offerte d’acquisto, sia pure unsolicited. La società ha dunque ribadisce la strategicità della partecipazione in Tim Brasil. Ma sul parere dell’authority brasiliana, che prendendo in considerazione la modifica degli accordi Telco-Telefonica lo scorso 24 settembre, ha proposta per il gruppo spagnolo una multa e l’alienazione delle azioni Telco, Telecom si è astenuta dal commentare.

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