Telefonata fra Draghi e Putin, cronache sdraiate e toni estatici nei racconti romanzati dei giornaloni italiani sul “gesto epico” di Palazzo Chigi

Telefonata fra Draghi e Putin
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Una telefonata allunga la vita, recitava un vecchio spot. Nel caso di Mario Draghi rafforza, solo mediaticamente si intende, una leadership, che nelle ultime settimane è uscita abbastanza ammaccata dagli eventi. Tra cui la sostanziale assenza dallo scenario della guerra in Ucraina. La prima conversazione con Vladimir Putin, avvenuta nella giornata di mercoledì, è stata accolta in maniera estatica da gran parte della stampa italiana. Televisioni e giornali hanno acclamato l’iniziativa diplomatica. Il clima era già chiaro fin dall’annuncio del video-confronto: il rullo di tamburi prefigurava un momento clou della tensione geopolitica.

I Draghi mediatici sono entrati in azione: SuperMario che stende il cattivo Zar Vlad, lo porta a miti consigli. Alla chiusura del colloquio, nel tardo pomeriggio sembrava che l’intercessione dell’ex capo della Banca centrale europea avesse sbloccato la drammatica situazione.

Telefonata fra Draghi e Putin: la versione di Chigi

La frase d’esordio “la chiamo per parlare di pace”, è stata ripetuta a reti unificate, come un coniglio dal cilindro estratto dal governo di Roma. Tra gli squilli di fanfara il presidente del Consiglio è stato tratteggiato come il grande mediatore, l’uomo in grado di convertire il presidente russo al pacifismo, persuadendolo pure sulla questione del pagamento del gas in rubli. I tg della Rai hanno dato ampio risalto all’operazione di pace, firmata dal presidente del Consiglio. Ci mancava solo la frase: “Altro che Emmanuel Macron o Olaf Scholz, serviva un Draghi a dare la svolta”. La sigla “Meno male che Mario c’è” era già pronta a riecheggiare.

La stampa nostrana ha così rivolto applausi a scena aperta per un confronto, che nel mondo reale – e non quello dispotico giornalistico – è maturato in colpevole ritardo. E del resto è bastata qualche ora per rendersi conto che la notizia esisteva solo nelle cronache partigian-draghiane: il Cremlino non è affatto intenzionato a frenare l’azione militare, né tantomeno è disposto ad accettare l’euro come moneta per l’acquisto dell’energia proveniente dalla Russia.

Una questione confermata dagli accadimenti delle ore successive, quando Putin ha firmato il decreto per imporre il pagamento dell’energia russa nella loro valuta, il rublo. Un passo indietro è fondamentale per comprendere il quadro complessivo. Il racconto pubblicato dai principali giornali è semplicemente il copia-e-incolla di quanto riferito da Palazzo Chigi: una versione, o per meglio dire una velina, che racconta anche i minimi movimenti di Draghi per valorizzare le sue qualità di leadership.

I giornaloni italiani piegati a Mario Draghi

La Repubblica ha scritto di un presidente del Consiglio che “tasta” il terreno, “aspetta” le reazioni di Putin, le “annota” per cercare di mettere in campo una strategia di persuasione, ricevendo addirittura in cambio la telefonata quando per un inconveniente tecnico era caduta la linea tra Roma e Mosca. Sembrava di essere lì, nella stanza di Draghi dove ogni movenza lo elevava a Uomo della Provvidenza.

La Stampa, l’altro quotidiano del gruppo Gedi, ha esaltato la “diplomazia” messa in campo, ben fissata nel titolo dell’articolo principale, da parte del premier. Ovviamente l’ex capo della Bce è stato descritto “in pressing” su Putin, avanzando la richiesta di un “cessate-il-fuoco”. Va anche dato atto che in questo caso, all’interno dell’articolo è stato riferito che il bilancio della telefonata non sia stato granché positivo. Insomma, la titolazione è andata contro il contenuto stesso. Poco importa: ai piani alti del quotidiano torinese, l’importante è l’esaltazione delle gesta draghiane.

Al di fuori della famiglia Gedi, spicca poi il racconto del Corriere della Sera, secondo cui sarebbe emersa una “certa soddisfazione” da parte del presidente russo sullo stato dei negoziati, dietro una “sollecitazione” del presidente del Consiglio italiano. Già si scorge uno Zar gongolante dopo le parole di Draghi. Una visione ottimistica, quanto stonata, del ruolo avuto da Palazzo Chigi. Il rumore dell’artiglieria di Mosca ha totalmente coperto qualsiasi ipotesi di compiacimento rispetto alla trattativa tra Ucraina e Russia.

Irrealtà a mezzo a stampa. I buoni auspici dei giornali si sono dunque infranti contro i fatti, quelli che pure il giornalismo dovrebbe riportare. Il contatto sull’asse Italia-Russia è solo un momento interlocutorio della guerra in Ucraina. Uno dei tanti tentativi della diplomazia occidentali di portare Putin alla ragionevolezza. Nessun momento storico, né tantomeno atti memorabili da parte di Palazzo Chigi. Con buona pace dei suoi fan, Draghi non è il Salvatore del Pianeta.