Tempi duri per le colombe

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Antonino D’Anna per Lettera 43

Le colombe liberate all’Angelus dal Papa in San Pietro e attaccate da un corvo e un gabbiano sotto gli occhi sbalorditi dei presenti hanno messo inquietudine anche in qualche fedele.
Anche perché i precedenti non mancano. E così la mente corre al gabbiano che nel gennaio 2013 spaventò la colomba liberata da Benedetto XVI durante un’udienza generale in San Pietro, facendola rientrare nell’appartamento papale.

L’anello perduto
La storia del Vaticano, del resto, è zeppa di presagi: quando Benedetto XVI nel gennaio del 2008 perse l’anello piscatorio qualcuno vaticinò drammi e problemi di ogni genere per la Chiesa cattolica (ma anche Giovanni Paolo II perse l’anello – poi ritrovato, come accadde a Ratzinger – almeno per due volte). E ancora: la fumata del Conclave che elesse Giovanni Paolo I, nell’estate 1978, inizialmente fu grigiastra per poi virare decisamente al nero (e anche questo fu letto – a posteriori – come segno di malaugurio). Per non parlare della notte di Natale 1974, quando Paolo VI venne colpito dai calcinacci della Porta Santa che si apriva per l’Anno Santo. Giovanni Battista Montini rimase per qualche istante pietrificato. Presagi ai quali non ci si abitua fino in fondo.