Tempo di elezioni, le procure si svegliano

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L’ultimo banchiere di sistema ora rischia di saltare

Cala il sipario per l’82enne presidente di Intesa Sanpaolo
Nel 2013 la sua poltrona salvata dall’amico Guzzetti

di Alessandro Righi

Questa volta per il capo di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli c’è poco da scherzare. Dopo aver messo d’accordo gli azionisti sulla governance, che metteva a rischio pure la sua poltrona di presidente del consiglio di sorveglianza prima della scadenza naturale, ora la Procura di Bergamo ha dato il via a una nuova bufera giudiziaria. Che mina come non mai il potere incontrastato del banchiere bresciano.

Oltre 30 anni di Intesa

Confermato alla presidenza del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo nel mese di aprile dello scorso anno, “l’arzillo vecchietto” ultra ottantenne, come lo definì il neppure giovane Diego Della Valle, è rimasto il grande dominus della banca milanese fin dai tempi della nascita, nel 1982, del Nuovo Banco Ambrosiano, dopo il dissesto finanziario legato alla presidenza di Roberto Calvi. Tuttavia, c’è ormai chi considera quello di Bazoli come un modo di fare banca che, per quanto sia stato efficace negli anni passati, potrebbe non esserlo più nell’era attuale, in un contesto di riferimento che negli ultimi tempi è mutato radicalmente per tutti gli istituti di credito. Ora però il presidente bresciano di Intesa sembra essere davvero a un passo dall’abdicare. Ma lo scorso anno, come già pubblicato da Lanotiziagiornale.it, qualche Fondazione socia aveva pensato a una sostituzione dell’avvocato bresciano. Addirittura, qualcuno avrebbe prospettato la possibilità di affidare la poltrona di presidente del cds al consigliere delegato di Intesa, Enrico Tomaso Cucchiani. Se così fosse stato, si sarebbe però posto un ulteriore problema di trovare il banchiere a cui affidare la guida della banca di Ca’ de Sass (qualcuno aveva addirittura ipotizzato un ritorno di Corrado Passera dopo la parentesi come ministro dello Sviluppo). In ogni caso, nell’affossare la possibilità di una sostituzione di Bazoli già a partire da aprile 2013 fu un altro “vecchietto” il settantottenne Giuseppe Guzzetti, suo grande amico nonché patron di Cariplo, azionista di Intesa al 4,95% ed ente che da sempre nella banca detta la linea molto più di tutti gli altri (sebbene Compagnia Sanpaolo abbia il 9,72% delle azioni). Cucchiani invece, a scanso di equivoci, fu licenziato.

Poltrona bollente

Tornando a ieri è venuta fuori la doppia inchiesta sull’istituto di credito lombardo in cui Bazoli risulta indagato per aver ostacolato le funzioni di vigilanza insieme al presidente del consiglio di gestione di Ubi Banca Franco Polotti, al presidente del consiglio di sorveglianza Andrea Moltrasio e al vicepresidente Mario Cera, e ai consiglieri Victor Massiah (amministratore delegato) e Italo Lucchini. E Bazoli che è a capo d’Intesa ha sempre esercitato influenza sull’istituto di credito nato sull’asse Brescia-Bergamo. Correva l’anno 2012 quando, per adempire al divieto sui doppi incarichi introdotto dal governo guidato da Mario Monti, Bazoli fu costretto a lasciare il consiglio di sorveglianza di Ubi, rimanendo così alla guida di Intesa Sanpaolo. Ora però tutto si complica. Anche se i legali provano a resistere: “L’indagine in corso da parte della Procura di Bergamo interessa il professor Bazoli esclusivamente in quanto presidente di una associazione di azionisti di Ubi Banca”, precisa una nota diffusa dal legale, “l’indagine ha per oggetto presunti patti parasociali che non sarebbero stati comunicati alle competenti autorità che hanno dato vita a Ubi (dal cui consiglio di sorveglianza il professor Bazoli è uscito da oltre due anni”.

 

Il patto occulto di Bazoli per i vertici di Ubi Banca

di Antonello Di Lella

Tremano i vertici di Ubi Banca, il quinto gruppo bancario in Italia. E trema l’intera finanza nazionale. Il banchiere di lungo corso Giovanni Bazoli, classe 1932, risulta indagato dalla Procura di Bergamo che gli contesta di aver influito sulle nomine dei vertici dell’istituto nato dalla fusione della Banca Popolare di Bergamo e la Banca Lombarda. Il tutto ostacolando la Banca d’Italia e mettendo in atto, quello che negli ambienti della procura bergamasca, viene definito come una sorta di patto occulto tra le due maggiori associazioni di azioniste, una presideuta dallo stesso Bazoli, l’altra da Emilio Zanetti.

Nella mattinata di ieri gli uomini delle Fiamme Gialle sono piombati negli uffici del gruppo a Bergamo e l’indagine sospetta ostacoli alle funzioni di vigilanza, truffa e riciclaggio. La contestazione per Bazoli, consigliere di Ubi dal 2008 al 2012, sarebbe quella di ostacolo alle funzioni di vigilanza. Nell’inchiesta Ubi la sua posizione è legata alla carica di presidente di un gruppo di azionisti del gruppo bancario stesso, l’Associazione banca lombarda e piemontese. Con l’Associazione Amici di Ubi, il gruppo legato a Bazoli avrebbe messo in pratica un sistema di regole tale da determinare preventivamente i vertici di Ubi Banca, eludendo le autorità di vigilanza. Da qui il sospetto dell’esistenza di un patto parasociale occulto. Con il quale venivano pilotate le nomine dei vertici del gruppo bancario di cui è azionista. Il banchiere bresciano è anche presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, consigliere e membro del comitato esecutivo dell’Associazione delle banche italiane. La presidenza di una banca concorrente, Intesa, costituisce per di più un’aggravante.

Tutti gli indagati

La Guardia di Finanza, oltre ad aver perquisito gli uffici di Bazoli, ha fatto irruzione anche in quelli di Giampiero Pesenti, presidente di Italcementi e di Italmobiliare. Pesenti risulta indagato nell’altro filone dell’inchiesta, Ubi-Leasing, per truffa e riciclaggio. “Emergerà la mia totale correttezza”, afferma sicuro il numero uno di Italcementi e fonti a lui vicine c’hanno tenuto a sottolineare che le irregolarità ipotizzate non riguardano in alcun modo la società ma attività personali del presidente.

Ma intanto l’indagine va avanti. Altri uffici perquisiti sono quelli di Franco Polotti, presidente del comitato di gestione di Ubi Banca e di Andrea Moltrasio, presidente del comitato di sorveglianza. Anche loro indagati per ostacolo all’attività di vigilanza come anche Mario Cera, vicepresidente del Cds, Victor Massiah, l’amministratore delegato ed Emilio Zanetti, ex presidente. Truffa e riciclaggio vengono contestati al consigliere Italo Lucchini, Giampiero Bertoli, ex ad di Ubi Leasing, e a Guido Cominotti, ex responsabile del recupero e vendita beni e all’ex dirigente Alessandro Maggi.

Il vecchio faro

Ubi Leasing era già finita sotto la lente di Bankitalia che nel 2012 si era pronunciata sulla gestione dell’istituto multando alla fine delle valutazioni di ben 360 mila euro i manager e i sindaci.

Non finirono nel mirino soltanto gli organi collegiali, ma c’è soprattutto la concessione di un leasing nautico a Massimo Crespi (poi arrestato per evasione e frode) a stuzzicare gli inquirenti. Gli inquirenti hanno posto l’attenzione su un suo yacht, operazione dal valore di 3,5 milioni, dove spunta anche il nome di Pesenti. Lo yacht, che vale 12 milioni, sarebbe stato assegnato in leasing a Crespi che però non finì di pagare e andando così in insolvenza.

L’imbarcazione, invece, venne poi venduta a 3,5 milioni a una società di Cipro riconducibile a Italcementi. E per questa cessione vennero scartate, secondo le indagini, offerte che sarebbero state ben più remunerative. I magistrati contestano anche l’acquisizione di altri beni di lusso, tra cui aerei. Il sospetto è che questi beni lussuosi venissero ceduti a persone fisiche e società, ma alla prima difficoltà di pagamento fossero loro sottratti e venduti a prezzi più bassi del loro reale valore, a favore di persone vicine a Ubi-Leasing.

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