Tenuta dell’Europa a rischio. Per Taradash dopo il referendum catalano serve un patto Merkel-Macron-Gentiloni. E in Italia occhio a Lombardia e Veneto

di Giorgio Velardi
Politica

La domanda è provocatoria, ma efficace: “È interesse dell’Europa avere al suo interno una Spagna molto povera e una Catalogna molto ricca?”. Perciò “è ora che l’Ue prenda posizione e agisca”. Il punto, insomma, è sempre quello: la tenuta del Continente, a rischio. Marco Taradash non ha dubbi: “Parliamo di un referendum”, quello catalano, “palesemente illegale, senza quorum minimo, il che la dice lunga sulla serietà del governo catalano”, dice l’ex eurodeputato radicale e parlamentare di Forza Italia.

Il rovescio della medaglia però è l’atteggiamento del premier spagnolo Mariano Rajoy che “ha clamorosamente sbagliato bersaglio: usare la forza contro i votanti è stato un epocale autogol. Adesso – aggiunge Taradash parlando con La Notizia – Rajoy dovrà avviare una trattativa proponendo una soluzione federalista per ricompattare l’unità statuale, restituendo alla Catalogna alcuni dei poteri e prerogative negate dalla sentenza della Corte costituzionale del 2010”.

TaradashDopo Brexit, una Merkel uscita malconcia dalle elezioni in Germania e il referendum catalano che Europa dobbiamo immaginarci da qui ai prossimi anni?
La Brexit ha rafforzato l’Ue, ma sulla Catalogna la prova da affrontare è ardua. Se Macron, Merkel, Gentiloni riusciranno a concordare una posizione comune bene, altrimenti quella catalana rischia di trasformarsi nella miccia che accenderà tutti i rigurgiti statalisti e indipendentisti che albergano in giro per l’Europa.

Domenica la Catalogna ma il 22 ottobre, come noto, anche Veneto e Lombardia voteranno su due distinti referendum per l’autonomia regionale. Ci sono delle differenze, ovvio. Però…
Ci sono dei distinguo da fare, è vero. Ma non così abissali come si sta dicendo in giro.

In che senso?
Se queste consultazioni dovessero avere un grande riscontro popolare, subito dopo ci sarà qualcuno con la testa non troppo sulle spalle che comincerà a sbandierare la voglia di indipendenza, come ha già fatto qualcuno della Lega. Il rischio che quella parte indipendentista del Paese, seppur minoritaria, torni a rialzare la testa è concreta. Faranno sicuramente un po’ di rumore, ecco.

Solo rumore?
Vede, in un Paese con un Governo traballante com’è il nostro non si può escludere nulla. Non che le prospettive siano migliori: ci avviamo verso un altro Esecutivo di minoranza o di maggioranza ultra-precaria, magari col rafforzamento del Movimento 5 Stelle. Un quadro che non permette certo di vedere rosa.

Non è un mistero però che anche il sindaco di Milano Sala e quello di Bergamo Gori, candidato contro Maroni per la guida della Lombardia, non disdegnino una vittoria del sì…
Quando non ci sono leader forti, i mini-leader si sentono autorizzati a scherzare col fuoco. Ma un conto è una maggiore autonomia, un altro l’indipendenza: spero che nessuno voglia cavalcare la tigre.