Terremoto, l’allarme degli studiosi: non è finita qui. Le faglie non hanno ancora smesso di muoversi

dalla Redazione
Cronaca

Il terremoto di ieri che ha devastato l’Italia centrale ha fatto ripiombare tutti nella paura, paura che ora cresce. Paura per la vita delle persone, paura per i luoghi simbolo del Paese e paura per l’imprevedibilità del sisma. Il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, è stato chiaro: “La vulnerabilità sismica dell’Italia è un tema enorme”. Curcio spiega: “È dal 1980 che non ci confrontiamo con un sisma di questa magnitudo. Stiamo potenziando le strutture ricettive già messe in piedi nelle zone colpite, continueremo in questo modo”.

Sembra ormai un fatto assodato che con il terremoto, in particolare nel centro Italia, si debba imparare a convivere. A confermarlo è Sergio Bertolucci, presidente della Commissione Grandi rischi, durante un intervento a In mezzora su RaiTre: “Quanto sta avvenendo nel centro Italia – dice – è tipico della zona, bisogna conviverci, le faglie non hanno mai smesso di muoversi”. Bertolucci spiega poi che “la sequenza non è ancora finita, non ci sono segni che sia in fase di decadimento”.

Il terremoto di magnitudo 6,5 avvenuto vicino Norcia è il più intenso nella sequenza sismica cominciata con il sisma di magnitudo 6,0 del 24 agosto scorso, ma per i sismologi questo non è un’anomalia: “Non c’è una norma, sappiamo che in passato sono avvenute cose simili”, dice il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), all’HuffPost.

Non solo. A proposito delle forti scosse che stanno colpendo l’Italia, una nota del Cnr-Igag (Consiglio nazionale delle ricerche – Istituto di geologia ambientale e geoingegneria) spiega: “Se da una parte questa sequenza è fortemente preoccupante, dall’altro lato la propagazione laterale fa sì che si verifichino una serie di terremoti forti ma non fortissimi. Molto peggio sarebbe se tutti questi segmenti della facomunicaglia (Amatrice, Visso, Norcia) si fossero mossi tutti insieme generando un terremoto di magnitudo almeno 7.0”.

“Ogni volta che si sviluppa un terremoto lungo una superficie di faglia, la zona ipocentrale si scarica (rilassamento) e vengono caricati i volumi adiacenti (lateralmente) alla faglia stessa – spiega la nota – tali volumi, sottoposti ad un nuovo stato di stress, possono cedere (rompersi) e generare terremoti a loro volta. Sono processi di propagazione laterale della sismicità (contagio) relativamente frequenti, già osservati in altre aree sismiche della terra come per esempio in Turchia, California e Haiti”.

Questo processo, spiegano gli esperti, “sta coinvolgendo l’Appennino centrale in questi mesi. Il terremoto si è spostato da Amatrice verso Nord, nell’area di Visso e Ussita, e da questi luoghi oggi nuovamente verso sud nell’area di Norcia, dove il terremoto di Amatrice di agosto si era arrestato. Gli intervalli di tempo tra un terremoto forte e un altro forte adiacente possono essere di anni o decine di anni, ma anche giorni o mesi come sta accadendo oggi (ieri, ndr) in Appennino centrale”. Purtroppo, però, ribadisce l’Igag-Cnr, “non siamo in grado di prevedere quando e come tale sequenza sismica andrà a scemare, né possiamo in linea teorica escludere altri terremoti forti come e più di quelli avvenuti fino ad oggi in aree adiacenti a quelle colpite in questi mesi”.