Terrorismo islamico, arrestata a Milano una sostenitrice dell’Isis. Nel suo cellulare trovati manuali per l’addestramento e altro materiale jihadista. Era rientrata in Italia da poco

Isis
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‘IaaaLa Polizia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di una 19enne italiana di origine kosovara per associazione con finalità di terrorismo. L’arresto è conseguente ad una indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano con provvedimento emesso dal Gip di quel Tribunale.

Le indagini, scaturiscono da acquisizioni di intelligence relative ad un ventunenne miliziano di origini kosovare – legato alla cerchia relazionale dell’attentatore di Vienna, Kujtim Fejzulai – che lo scorso mese di gennaio, in Germania, ha sposato con rito islamico la cittadina italo-kosovara B.T., destinataria del provvedimento cautelare. Parallelamente acquisizioni investigative della Digos di Milano hanno riscontrato analoghi importanti spunti di indagine sulla stessa persona consentendo l’immediato inizio delle attività.

La donna, radicalizzata dall’età di 16 anni, si era recentemente trasferita dal Kosovo a Milano a casa del fratello. Per gli agenti era rimasta in contatto con il marito e con la diaspora kosovara di matrice jihadista.

L’INDAGINE

Lo scorso settembre la donna è stata sottoposta ad una perquisizione che ha consentito di reperire elementi determinanti circa l’intraneità della stessa nei circuiti radicali di matrice jihadista. Individuati nel suo telefono manuali per l’addestramento, contenuti audio e video-fotografici di chiaro stampo apologetico dell’Isis; con anche recentissimi riferimenti al teatro afghano tra cui la foto, diffusa dai media del Califfato, del responsabile dell’attentato all’aeroporto di Kabul di agosto scorso.

Sono state individuate oltre 2000 chat che confermano il suo ruolo propulsivo nell’ambito di un “network femminile”, di sostegno allo “Stato Islamico”. Una fitta rete di rapporti via chat con mogli di detenuti per terrorismo o di combattenti della jihad.

LE ACCUSE

Emblematica, a riprova della sua funzione di arruolamento e proselitismo, una chat WhatsApp tra l’indagata e una ragazza kosovara in via di radicalizzazione religiosa. A questa l’arrestata ha fornito ha fornito appoggio nella scelta di un marito con “capelli lunghi e barba” insieme al quale morire da martire. Ha pure rafforzato il percorso di fede della giovane che sognava un matrimonio “bagnato con il sangue dei miscredenti”.

L’appartenenza della donna all’Isis ed alla sua cellula balcanica è provata da una registrazione audio in cui la stessa si esibisce in un anasheed, canto a cappella islamico, che testimonia l’assoluta sottomissione al Califfato islamico e al suo defunto leader Abu Bakr Al Baghdad. Proprio in onore di quest’ultimo la ragazza ha manifestato la propria disponibilità al martirio. L’arrestata esibiva la propria appartenenza allo Stato Islamico, mostrando con fierezza simboli dell’Isis in alcune foto.