Un nuovo testimone accusa il gestore della funivia del Mottarone. Un operaio avrebbe sentito Tadini chiedere a Nerini e Perocchio di fermare l’impianto

Mottarone
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L’inchiesta sull’incidente della funivia Stresa Mottarone prosegue ed è probabile, come spiegato dalla Procura di Verbania, che ci saranno nuove iscrizioni. Tra le novità ci sono le dichiarazioni dell’operaio Fabrizio Coppi: “Ho udito più volte Tadini discutere animatamente al telefono con Perocchio e Nerini poiché questi ultimi due erano contrari alla chiusura dell’impianto, nonostante la volontà di Tadini di fermarlo”.

L’operaio ha riferito che che quando sorgeva un problema tecnico il caposervizio “riferiva al direttore d’esercizio e al gestore che era necessario fermare l’impianto. Ma, nonostante questo, la volontà sia del gestore sia del direttore dell’impianto era quelle di proseguire, rimandando l’eventuale riparazione più in là nel tempo”.

Dichiarazioni che vanno nella direzione opposta a quanto affermato dal direttore tecnico della funivia del Mottarone e dipendente della società altoatesina Leitner, Enrico Perocchio: “Se avessi saputo che venivano adoperati i blocchi dei freni, i cosiddetti forchettoni, avrei fermato immediatamente l’impianto. Scoprire questo adesso è un enorme macigno sullo stomaco”.

Leggi anche: Tragedia del Mottarone, potrebbero esserci altri indagati. Al via gli accertamenti per capire cosa ha causato la rottura della fune.

Perocchio è tornato in libertà per la decisione della giudice per le indagini preliminari di Verbania, Donatella Banci Buonamici. L’ingegnere, che è indagato insieme al gestore Luigi Nerini e capo servizio Gabriele Tadini (l’unico ai domiciliari), per rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro aggravata, omicidio colposo plurimo le lesioni gravissime, dice che “sono stati sei giorni pesantissimi. Questa accusa è devastante. Ora sono finalmente un po’ sollevato. Torno in famiglia”.

Domenica scorsa quando la cabina della funivia del Mottarone si è accartocciata “ero a casa e sono partito subito per il posto dell’incidente. Io pensavo ci fossero da organizzare soccorsi, nessuno mi aveva detto cosa era accaduto. Quando me lo hanno spiegato mi sono sentito morire. ‘Non è possibile, pensavo. Se avessi saputo che venivano adoperati i blocchi dei freni, i cosiddetti forchettoni, avrei fermato immediatamente l’impianto. Scoprire questo adesso è un enorme macigno sullo stomaco”.

Tadini invece sostiene che tutti sapevano. Compreso il gestore Luigi Nerini che ritornato in libertà ha parlato di “un grande dispiacere” per quanto avvenuto e di volere pensare al risarcimenti: “Voglio andare a rendere omaggio alle vittime, voglio pensare ai risarcimenti”.