Tiro incrociato sulle Riforme: slittano Rai e Unioni civili. E il ddl Boschi a Palazzo Madama rischia il rinvio

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Dalle riforme e dal partito. Passa da queste due colonne d’Ercole la ripartenza dell’azione politica del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, determinato a smaltire nel minor tempo possibile le tossine prodotte dal referendum greco. Non senza una certa sorpresa Renzi ha convocato per giovedì mattina alle 8 la segreteria del Pd. Nella sede di Largo del Nazareno il premier e la sua truppa scelta proveranno a stabilire chi dovrà guidare davvero il partito, nella convinzione che la nascita a sinistra del Pd di un partito color rosso vivo potrebbe togliere altri voti ai dem. Sullo sfondo di tutto questo resta il tema delle riforme.

LA SVOLTA ISTITUZIONALE
Passata la sbornia greca, non certo gli effetti, la commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama da oggi torna ad affrontare il Ddl sulle riforme istituzionali. Con la relazione tecnica della presidente Anna Finocchiaro, prende il via il penultimo giro (poi sarà la volta del via libera finale di Montecitorio) del nuovo Senato nell’ambito del superamento del bicameralismo paritario. Il corso del Ddl è entrato, com’era inevitabile, nel colloquio di ieri a Palazzo Chigi tra il premier Renzi, il ministro Maria Elena Boschi e i capigruppo dem di Camera e Senato, Ettore Rosato e Luigi Zanda. La questione che sarebbe emersa è quella del classico ingorgo di luglio. In ballo ci sono decreti importanti da convertire definitivamente a pena di decadenza: enti territoriali, pensioni, terzo settore, con l’aggiunta dell’esame del bilancio interno del Senato. La riunione non era certo un imprevisto, ma rientrava nelle consultazioni di routine anche se è capitata all’indomani del referendum greco di cui si mette in conto un certo impatto sullo spirito combattivo delle opposizioni (e della sinistra) a Palazzo Madama, dove i numeri sono sempre a rischio.

LA RIFLESSIONE
La valutazione, di fronte a una decina di giorni di effettivo lavoro d’Aula prima della pausa, sarebbe stata di non mettere a rischio il via libera ai decreti, mentre in seconda commissione sono in dirittura d’arrivo, con possibilità di essere licenziati per l’Aula, due Ddl fondamentali come le unioni civili e la riforma della prescrizione. E in ottava commissione, poi, c’è la riforma della Rai. A fronte di tutto ciò sarebbe stata valutata la possibilità di far slittare Rai e unioni civili. E se non bastasse, di non considerare tassativi i termini inizialmente indicati per il via libera (7 agosto) proprio al ddl riforme, offrendo così la possibilità di un confronto più disteso con le minoranze, quella interna compresa. Ma anche all’elasticità ci sarebbe un limite, nel senso che per il ministro Boschi resta valido il limite di chiudere entro l’estate. D’altronde, l’esigenza di non perdere il passo è legata anche all’orizzonte del referendum che il premier ha ribadito di voler fare nel giugno 2016, magari accorpandolo con le amministrative.

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di Gaetano Pedullà

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