Tiziano Renzi chi? Alfredo Romeo non parla coi pm dell’inchiesta Consip. Ma i legali attaccano: “è vittima, non carnefice”

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L’inchiesta Consip continua a tenere banco e, inevitabilmente, a influenzare la scena e la discussione politica. Non poteva essere altrimenti, d’altronde, considerando che oggi c’è stato l’atteso interrogatorio di garanzia ad Alfredo Romeo, l’imprenditore campano arrestato mercoledì scorso per corruzione nell’ambito dell’inchiesta Consip. Com’era facilmente prevedibile, Romeo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Bocca chiusa dunque durante l’interrogatorio di garanzia, che si è svolto alla presenza del gip Gaspare Sturzo, il pm Mario Palazzi e il procuratore aggiunto Paolo Ielo, titolari dell’inchiesta romana. A lasciare un segno, però, nella giornata giudiziaria odierna, sono stati gli avvocati difensori di Romeo Francesco Carotenuto, Giovanni Battista Vignola e Alfredo Sorge, che entrando a Regina Coeli hanno dichiarato: “Il nostro assistito afferma di non aver mai dato soldi a nessuno e di non avere mai incontrato Tiziano Renzi o gente legata all’entourage dell’ex presidente del Consiglio”.

Guerra interna – Una dichiarazione importante, quella dei legali, che conferma le indiscrezioni secondo le quali nei giorni scorsi Romeo si sarebbe sfogato con i suoi legali e attaccato l’inchiesta che poggerebbe su continui relata e poca concretezza. Non è un caso che, stando a quanto dichiarato dai legali, “Alfredo Romeo viene rappresentato come il grande corruttore ma qui si tratta di una corruzione, se mai c’è stata, non dico da quattro soldi ma quasi”. Dalle parole di uno dei legali dell’imprenditore campano si capisce quale sarà la linea scelta dai suoi difensori. Che, del resto, hanno spiegato ancor meglio quale è la verità a loro dire: “parliamo di cifre modeste date a Gasparri per alcune consulenze. Il resto è gossip e clamore mediatico. Parliamo di cinquemila euro ogni due mesi per avere consulenze private sul perfezionamento dei calcoli per presentare delle offerte”. In tal senso, va ricordato che Romeo è in carcere proprio perché – secondo gli inquirenti – ha corrotto il funzionario Consip Marco Gasparri. E allora la domanda: poteva essere consulente privato? Su questo punto l’avvocato Vignola ha offerto una risposta indiretta: “Alfredo Romeo non era un privilegiato, ma in Consip era un emarginato. Altro che corruttore, lui è stato fregato più volte”. Da corruttore a vittima, insomma. E a riprova di ciò ci sarebbe un esposto proprio di Romeo, in cui veniva descritto il meccanismo con cui venivano affidati gli appalti. E da lì, fu danneggiato.

Prossime tappe – Nei prossimi giorni, intanto, potrebbe essere sentito, come persona informata sui fatti, anche Michele Emiliano, ma sulla data fissata per l’audizione con i magistrati romani c’è il massimo riserbo. Il presidente della Regione Puglia parlerà con i pm di alcuni sms che scambiò con il ministro Luca Lotti, indagato per rivelazione di segreto, nei quali si sarebbe fatto riferimento a Carlo Russo, imprenditore amico di Tiziano Renzi e ritenuto da chi indaga punto di contatto tra Alfredo Romeo e il padre dell’ex premier. Non è escluso che i pm decidano di interrogare anche Italo Bocchino, consulente di Romeo e indagato, come Russo e Renzi senior, per il reato di traffico di influenze.