Toghe e politici in guerra, si riparte dalla prescrizione. La modifica sui tempi dei processi era bloccata da un anno. E nel mirino del Governo tornano anche le intercettazioni

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“Il processo che mi vede imputato alla Maddalena andrà in prescrizione, così come altri. Non posso far altro che rinunciare alla prescrizione”. Ecco, se Guido Bertolaso  fosse rimasto a Londra, o in Africa, la sua preoccupazione rispetto ai tempi della prescrizione per i processi che lo vedono imputato sarebbe rimasta un fatto personale, intimo quasi. Ma visto che l’ex capo della Protezione Civile ha deciso di accettare la proposta del Cavaliere, sfidare nella corsa per il Campidoglio i candidati espressi da centrodestra e centrosinistra, la sua indicazione diventa un atto pubblico, più che fatto. Che irrompe non solo nella campagna elettorale ma entra anche nel dibattito sulla Giustizia, avviato su una china particolarmente  scivolosa. Dopo la spinta inerziale  data dal capo dell’Anm, Piercamillo Davigo, tesa più a capire chi sta con chi che ad attaccare l’esecutivo, e la replica mirata del premier, molto corporativa e poco politica,  il confronto è entrato finalmente nel terreno di gioco vero, mettendo a nudo la posta in palio.  “L’articolo 111 della Costituzione puntualizza che i processi devono avere durata ragionevole. Se il governo, intimidito dalle estemporaneità del neo segretario dell’Anm, vuole intestarsi il principio del fine processo mai, andrà, quindi, inevitabilmente, in rotta di collisione con la Costituzione repubblicana”, afferma, senza tanti giri di parole il deputato di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto a proposito dell’intervento sulla prescrizione. “I terrificanti ritardi della giustizia trovano,  per bocca del ministro Orlando, una nuova, originale soluzione”, sostiene l’esponente azzurro, “costringere i cittadini ad un processo eterno. In questo modo, le lentezze giudiziarie vengono giustificate e addirittura assecondate, con buona pace delle garanzie e dei diritti degli italiani”. Dunque gli azzurri, dovendo anche assecondare i disegni di Berlusconi in materia di Giustizia, sono pronti a fare le barricate.  Del resto l’avviso di garanzia sull’argomento, consegnato a mezzo stampa dal ministro della Giustizia, Andra Orlando, non lascia molti spazi per le interpretazioni.  “Sulla prescrizione credo sia ragionevole pensare di chiudere entro l’estate. Capisco la diffidenza, ma è la stessa che faceva scommettere molti sul fatto che falso in bilancio, autoriciclaggio, estensione della responsabilità all’incaricato di pubblico servizio, sconti di pena per l’imputato che collabora, ecoreati, sarebbero tutti andati a finire in un nulla di fatto”, spiega il guardasigilli. E che il nodo da sciogliere sia questo lo conferma Fabrizio Cicchitto, esponente di primo piano del Nuovo centrodestra ed ex alfiere berlusconiano. “Dalla questione del rapporto politica-giustizia riaperto con inusitata aggressività dal presidente dell’Anm Davigo e poi dal procuratore antimafia Roberti con espressioni che hanno sposato in pieno la tematica dell’antipolitica, da un lato indicando una generalizzata identità fra la cosiddetta classe politica e la corruzione nelle parole di Davigo e addirittura con la criminalità organizzata da parte di Roberti, non si può uscire con la pura e semplice riduzione dei tempi della prescrizione”. Vero non si può nemmeno entrare,  ora, nell’ennesimo conflitto fra toghe e politica.

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