Torna il Roma Jazz Festival, tra passato e futuro. Ecco i grandi appuntamenti, da Galliano a Scofield

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Da Bill Evans a Louis Armstrong, finendo con Ornette Coleman. Tutti i più grandi jazzisti della storia musicale sono sempre stati profondamente convinti di un fatto, inoppugnabile: il jazz non può esser “detto”, ma solo “vissuto”. È essenza, è vita, è esperienza sensoriale e fisica a un tempo. E in quanto tale non si può leggere, non si può scrivere, non si può imparare a memoria, come fosse una poesia o uno spartito nella sua accezione più “tecnica”. Le note di jazz starebbero strette, soffocherebbero chiuse in un pentagramma. E forse proprio per questo le emozioni che regala un concerto di jazz difficilmente possono essere regalate da un altro tipo di evento musicale. Perché lì ci sono emozioni, certo, le più disparate e le più significative, a seconda di chi suona e di chi ascolta. Ma nel jazz si tocca l’iperuranio del pantheon musicale, perché qui, nel jazz, c’è vita. Che è sempre miscellanea di passato, presente e, soprattutto, futuro. Ed è questo, non a caso, la linea direttrice anche della 40esima edizione del Roma Jazz Festival, che si svolgerà dal 6 al 23 novembre tra l’Auditorium Parco della Musica e la Casa del Jazz.

EMOZIONI E MUSICA – Il cartellone, d’altronde, è decisamente pieno. I cultori potranno assaporare il jazz in tutte le sue salse e declinazioni. D’altronde il Roma Jazz Festival è da sempre sensibile anche alle altre arti e, non a caso, parlerà anche del legame con la letteratura con lo spettacolo del 14 novembre La musica provata di Erri De Luca, accompagnato per l’occasione dal gruppo del sassofonista Stefano di Battista. Ci sarà poi lo spazio dedicato alla visual art in uno spettacolo multimediale che unisce il jazz con Enrico Rava e il pianista Giovanni Guidi. Dunque legame col passato, ma sempre con uno sguardo rivolto al futuro. Tradizione, certo. Ma sempre innovativa. Un’intera serata, non a caso, sarà dedicata ai giovani talenti italiani della New Talents Jazz Orchestra, che, diretta da Mario Corvini, presenterà Extempora, il progetto realizzato con il maestro Daniele Tittarelli.

Tutto però comincerà nel nome dell’arte affermata, con il sax di Joshua Redman e il piano di Brad Mehldau, due affermati artisti della scena jazz contemporanea, che debutteranno l’8 novembre. Sarà quindi la volta del giovane polistrumentista  Jacob Collier o dell’attuale fisarmonicista Richard Galliano, che proporrà una rivisitazione della musica tradizionale francese. Senza dimenticare John Scofield, un artista forse impossibile da definire dato che nei suoi 40 anni di musica ha attraversato tutti i territori possibili e immaginabili: dall’hardbop al blues, dal funk al jazz acustico ed elettrico. E poi uno degli eventi più attesi, quello del 18 novembre, che vedrà protagonisti due mostri sacri del jazz, il maestro del tapping Stanley Jordan e il grande batterista Billy Cobham.

Insomma, un programma tutto da vivere e da gustare. Fino a restare sbalorditi dalla valanga di emozioni che la maestria del jazz sa regalare. Si resterà spiazzati. E tanto vale non farsi troppe domande. Perché, come diceva Armstrong, “cos’è il jazz? Amico, se lo devi chiedere, non lo saprai mai”.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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