Torna la santa politica. Bagnasco in Liguria sceglie l’indagata Paita. L’arcivescovo attacca la Giustizia. E parla di indagini a orologeria

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Il problema Liguria non si pone per il Partito democratico che ha blindato la candidatura alla Presidenza della Regione dell’indagata Raffaella Paita. A dar man forte alla corsa della renziana c’ha pensato poi pure la Chiesa. Che scende in campo e torna a far politica. Perché l’intervento dell‘arcivescovo di Genova e presidente della Cei, Angelo Bagnasco, non può essere letto diversamente. Bagnasco evoca un concetto tanto chiaro in passato alle truppe berlusconiane parlando di giustizia a orologeria. La Paita, assessore alle Infrastrutture e alla Protezione civile, è indagata per omissione in atti d’ufficio per mancata allerta, concorso in disastro colposo e omicidio colposo nell’inchiesta sull’alluvione di Genova del 9 ottobre 2014.

L’OFFENSIVA
“C’è grande dispiacere e grande dolore innanzitutto per il fatto che, chissà perché, le indagini esplodono sempre in certe ore della storia delle città e della nazione”, ha affermato Bagnasco, “è importante che ci siano degli accertamenti certi, in modo da poter arrivare alla verità delle cose, non soltanto ai sospetti. Certo che già soltanto seminare sospetti, avviare queste notizie, a prescindere dalla verità o meno, comunque deprime un po’ il morale di tutti, disincentiva il senso di appartenenza e di partecipazione. Questo è il male profondo a cui bisogna reagire”. Se non è politica questa come altro definire l’intervento dell’arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana? Una presa di posizione netta nei confronti del sistema giustizia che fatto in questi giorni caldi e con l’approssimarsi delle elezioni non poteva certo passare inosservato.

NESSUN INDUGIO
Dopo un giorno di riflessione Raffaela Paita ha rotto qualsiasi indugio e ha diffuso una nota: “Supportata dal mio partito, dai militanti e da tanti cittadini che credono in me, ho deciso di andare avanti con ancora maggiore convinzione”. E anche da Bagnasco possiamo aggiungere. Mentre dalle opposizioni partono le accuse di doppio pesismo per il Partito democratico: “Per il Pd è giusto che Paita, indagata, vada avanti, mentre ha imposto a Lupi, non indagato, di fare un passo indietro dal Governo”, ha attaccato la deputata di Forza Italia Elvira Savino, “Credo che questa doppia morale della sinistra, esibita in maniera così spudorata, sia un ulteriore schiaffo in faccia di Renzi ad Ncd. Noi invece rimaniamo garantisti sempre e per tutti”. A nulla sono valse nemmeno le richieste provenienti dal Movimento 5 Stelle con la candidata grillina alla presidenza, Alice Salvatore, che ha scritto: “L’assessore Paita alla Protezione civile, oggi candidata presidente per il Pd, ha intenzione di ritirare la sua candidatura visto che è indagata per non aver lanciato l’allerta quando avrebbe dovuto?”. Insomma agli avversari della Paita non mancheranno le argomentazioni per attaccarla in campagna elettorale. Ma a questo ha pensato bene la candidata stessa. Che “è solo indagata”, come ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Luca Lotti, arrivato a Genova per l’occasione.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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