Toto Quirinale, sfida tra i Dem Grasso e Bersani. Da Amato alla Pinotti: tutti bruciati. L’ex segretario Pd soddisferebbe il Cav poichè incline alla mediazione

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I partiti troveranno un accordo sull’elezione del nuovo presidente della Repubblica? Sicuramente non ci sarà Walter Veltroni, colpito ma non affondato dall’inchiesta su Mafia Capitale. Resta saldamente in sella, invece, Pier Luigi Bersani. L’ex segretario del Pd, secondo vari osservatori, sarebbe la figura ideale per mettere d’accordo Renzi e Berlusconi per la corsa al Quirinale. Perché Bersani si e Giuliano Amato no allora? La ragione è molto semplice. Il predecessore di Matteo Renzi è la figura in assoluto più simile a Napolitano: sono due uomini fatti della stessa pasta, molto inclini alla mediazione, che vengono entrambi dall’area migliorista del Pci.  Certo, il Cavaliere ufficialmente sostiene Amato come successore di Napolitano, ma in realtà il suo obiettivo sarebbe un altro nome, capace di assicurargli una certa libertà di manovra. E Bersani potrebbe essere la quadratura del cerchio.

Sullo sfondo resta l’ipotesi di un presidente donna. Il problema è che, al momento, non ci sono molte candidate. Il ministro Roberta Pinotti non avrebbe i requisiti politici, Emma Bonino torna sempre tra i papabili ma non ce la fa mai. Anna Finocchiaro ha contro tutti coloro che gli rinfacciano la famosa spesa all’Ikea con la scorta che le spinge il carrello. Bersani invece ha sempre spinto il carrello da solo, e quindi non avrà un fronte ostile. Non solo. Pier è il miglior antidoto a Prodi, Rodotà e a qualunque candidato della magistratura. Insomma, non si può certo dire che Bersani sia l’uomo dei giudici, e quindi in fondo a Berlusconi non dispiace. Cosa che avviene con il presidente del Senato Piero Grasso. Per il Cavaliere sarebbe un problema serio, al punto che potrebbe far saltare tutto. Certo, c’è sempre da capire cosa faranno M5S e Lega, che hanno idee completamente diverse da quelle ricorrenti. A meno che Grillo non riesca a tirar fuori l’asso della manica. Che, dopotutto, non sarebbe poi nemmeno un gran male.