Tra falchi e colombe il Centrodestra è una giungla. E Renzi balla coi Lupi. Il ministro dei Trasporti in aperta polemica con il premier

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Forza Italia col dente avvelenato. E il Nuovo Centrodestra spaccato tra falchi e responsabili. Matteo Renzi, dopo la partita al Colle, ha praticamente devastato i suoi avversari. Ma, ora, a rischio potrebbe essere la tenuta del Governo. È stato chiaro, d’altronde, Berlusconi rispondendo ai microfoni: “Come sta il Patto? – ha detto il Cavaliere – Francamente non lo so. Molto spesso abbiamo detto sì a cose che non ci convincevano veramente, d’ora in avanti diremo sì solo a ciò che ci convince”. Un segnale di avvertimento, certo. Anche se tra le righe Berlusconi ha confermato quanto già era emerso dalle parole dei giorni scorsi del premier: dalla legge elettorale al nuovo Senato, dalla giustizia alla pubblica amministrazione, l’ex Cav ha confermato, di fatto, che alla fine non ci sarà lo strappo. Anche se, è bene specificarlo, il tradimento che gli Azzurri hanno patito sull’elezione del capo dello Stato è lì che scotta e che riporta a galla le divisioni interne. Il punto, insomma, è che Berlusconi appoggerà le riforme renziane se e solo se sul piatto ci sarà qualcosa da scambiare. Grazia o 3% che sia. Una linea, quella del Cav, che ricompone le fratture con i tanto criticati nei giorni scorsi Gianni Letta e Denis Verdini. E, soprattutto, lancia un chiaro segnale al cerchio magico, appunto critici nei confronti dei due strateghi. Da Renato Brunetta a Maria Rosaria Rossi, insomma, sono tutti avvisati: il Cavaliere è con Letta e Verdini. Ancora una volta. Una scelta, però, che certamente non ricompone le fratture, con i fittiani che restano polemici sulla ricomposizione del Nazareno, e Daniela Santanchè sempre più vicina alla Lega di Matteo Salvini.

RESPONSABILI E NON
Se il clima in casa Forza Italia resta teso, certamente non è rilassato in casa Nuovo Centrodestra. Dopo le parole del premier (“Avanti col turbo sulle riforme. Non starò a discutere sulle riforme”) e i rumori in casa Ncd che ne sono nati, ha provato a smorzare i toni Alfano, scherzando ieri durante la liturgia di giuramento di Mattarella, proprio col premier. Lo stesso Renzi, d’altronde, forse accortosi di aver osato visto il clima già teso, durante il discorso del nuovo Capo dello Stato ha preso posto tra il Guardasigilli Andrea Orlando e il titolare del Viminale. L’attrito però resta. Se non con Alfano, con il ministro Maurizio Lupi che ieri ha preferito non sedersi affatto vicini ai membri del Governo. Meglio stare vicino ai colleghi di partito. Quasi a voler dare un segnale. E, nel caso in cui Renzi non l’avesse colto, ecco la staffilata di Lupi sul decreto del governo sulle banche popolari: “la nostra posizione è molto chiara, l’abbiamo detta con lealtà: Ncd non è d’accordo con la proposta fatta”. Parole che sanno di opposizione. E, forse, non è un caso che i capigruppo hanno deciso di prendersi una pausa di riflessione prima di tornare al lavoro alla Camera.

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