Tra i 5S tutti d’accordo. La rifondazione parte dai territori. Recuperare il rapporto con la base Solo poi si parlerà di alleanza col Pd

di Carmine Gazzanni
Politica

In principio furono i meet-up. Progressivamente, però, col passare dei mesi e poi degli anni, il ruolo delle assemblee territoriali è via via andato in secondo piano fino con lo scomparire. Se c’è un punto su cui tutte le correnti interne al Movimento sono concordi è proprio questo: ripartire dal basso ridando vigore a quello che una volta era lo zoccolo duro del Movimento cinque stelle, cioè la base, i comitati territoriali, il lavoro sul campo dei singoli attivisti. Con le tante difficoltà e tra tutti i limiti del confronto accesso tra i parlamentari del Movimento cinque stelle di due giorni fa, questo è un punto focale per tutti.

IL POST. A spiegarlo chiaramente, d’altronde, è stato lo stesso Vito Crimi ieri in un lungo post su Facebook: per la riorganizzazione del Movimento, ha scritto il senatore reggente, “stando al nostro statuto, dovrei convocare le consultazioni per il nuovo capo politico il prima possibile. Ma da più parti si chiede per il MoVimento una diversa tipologia di guida, una maggiore collegialità e condivisione delle scelte. È impellente, dunque, la necessità di interrogarci prima su come deve essere definita questa guida, e quali obiettivi debba porsi. Pertanto, in alternativa all’elezione diretta ed immediata di un nuovo capo politico, ho proposto due percorsi”.

Il primo percorso, dice, “consiste in un’immediata consultazione sulla guida del MoVimento e nella sua conseguente elezione. L’altro – ripete – parte invece dal basso, dalle assemblee territoriali, e prevede l’individuazione dell’agenda, dei temi e delle questioni che devono essere affrontate; una commissione di 10 persone avrà il compito di effettuare una sintesi, elaborando gli argomenti che dovranno poi essere rimessi al voto degli iscritti, tramite una consultazione che consenta tempi giusti per dibattere dei contenuti, fisicamente oppure online”.

PASSO IN AVANTI. Un programma, quest’ultimo, che trova molta più approvazione, anche perché se si dovesse propendere per le immediate consultazioni online rimarrebbe sempre e comunque l’ombra del ruolo della piattaforma Rousseau e del non immediato e diretto coinvolgimento degli attivisti. Ed è proprio quello che si vuole evitare. “Il motivo numero uno per cui perdiamo consenso sul territorio – spiega un senatore che ieri ha partecipato all’acceso confronto interno – è proprio che non rappresentiamo più il territorio come prima.

Ed è ovvio allora che contro candidati che hanno fino a 15 liste, specie laddove purtroppo ancora esiste il voto clientelare, non possiamo minimamente reggere il confronto”. Questo spiega il motivo per cui abbiamo assistito a un voto solo apparentemente paradossale con un clamoroso flop alle regionali e un successone al referendum costituzionale: sui grandi temi il Movimento ancora convince, è sull’amministrazione dei territori che ha perso il fascino di una volta.

SI ALLE ALLEANZE. Insomma, un ritorno alle origini. Senza disdegnare il cambio di passo verso il futuro. Sempre più parlamentare ormai sono convinti della necessità di creare un’alleanza stabile e strutturata col mondo riformista (dunque col Pd), specie per contrastare le destre. Un progetto che per tanti non è facile considerando i terreni di scontro ancora esistenti con il Partito democratico. Non è detto che a riguardo gli Stati generali non possano essere solo il primo appuntamento di una serie in cui vengano poi coinvolti anche i dem. Per una rivoluzione che riguarda tutta la politica italiana.