Tra quote rosa e renziani, Zingaretti sotto assedio. Non solo la rivolta delle donne escluse dai ministeri. Da Bonaccini a Gori schiaffi quotidiani al segretario

GIORGIO GORI
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Dei tre ministri assegnati al Pd, nessuno è donna. Appena la lista è stata letta da Draghi, apriti cielo! L’altra metà del cielo si è scatenata: Sessismo! Machismo! Adesso basta! Noi siamo brave! Insomma, le donne del Pd fanno un baccano che la metà spopolerebbe la savana africana di belve feroci per fuga da panico. Ma c’è da capirle (le donne intendo, non le belve). Vanno all’arrembaggio con il pugnale tra i denti, sono assatanate, perché il bottino in palio sono i posti da sottosegretario, tutti da assegnare. Ne vorrebbero cento o duecento, anche mille se possibile. E per farlo sapere, con chi se la prendono? Con quel poveruomo di Nicola Zingaretti, ovvio.

Tutte a menare randellate sulla sua testa calva. Ma mica ci sono solo le donne a menare di brutto. Per esempio, Zinga voleva candidare Giuseppe Conte a Siena all’elezione suppletiva per sostituire l’ex ministro Padoan che si è dimesso. Un’ottima idea, no? Ma Zinga non aveva finito di parlare e già i potentati locali lo bacchettavano sul cranio. E lui: “Obbedisco!” con la coda tra le gambe: fosse mai che gli sfugge via anche la roccaforte toscana. Già la roccaforte emiliana è in mano a Bonaccini che è di fede renziana. Sì, perché, incredibile ma vero, c’è un mucchio di piddini di fede renziana. La metà delle truppe parlamentari piddine, pur non avendo seguito Renzi in Italia Morta, quando Renzi suona il violino, ballano la mazurca. E mica solo loro.

Da Bergamo il sindaco Giorgio Gori (nella foto), un altro renziano, appena può molla una martellata sulla zucca del povero Zinga. Insomma, per tonare ai ministri, la cosa del governo è questa: i due o tre ministri economici li ha scelti Draghi; invece gli zombie, cioè tutti gli altri, li ha scelti ad ogni evidenza Mattarella, usando il manuale Cencelli da consumato democristiano. Nella formazione del governo il povero Zinga non ha toccato palla, ma che dico toccato: non l’ha neanche vista. E però adesso gli scontenti son tutti lì a menare in testa a Zinga. La morale che se ne trae è quella dell’Ecclesiaste: “Il giusto incassa la mercede dell’ingiusto, e l’ingiusto quella del giusto. Tutto è vano sotto il cielo”.

Per dirla in parole povere, uno Zinga è come un Panda: da proteggere perché membro di una specie biologicamente esausta. Per salvarlo dall’estinzione, servirebbe uno zoo che lo ospitasse. Bisognerebbe indire una petizione, una raccolta firme. E anche così, non è detto che si salvi. L’Ecclesiaste tremila anni fa, quando scriveva un pezzo della Bibbia, era già pessimista sulla faccenda.

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di Gaetano Pedullà

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