Trafiletti e titoli al vetriolo. Così la stampa di destra ha oscurato la vittoria di Conte. La Verità, Libero, Il Tempo e Il Giornale fanno a gara nel nascondere e distorcere le notizie da Bruxelles

di Giuseppe Vatinno
Politica

Una pioggia di soldi in arrivo dalla Ue: 750 milioni di euro con l’Italia che dovrebbe intascarne 82 a fondo perduto e 90 a tasso agevolato, per un totale di 172 miliardi. Nel periodo più difficile che sta attraversando il nostro Paese dal dopoguerra è come giungere ad un ampio lago dopo aver attraversato il deserto eppure, il “quadrilatero”, e cioè i giornali del centro – destra, La Verità, Libero, Il Giornale e Il Tempo minimizzano, sottostimano, annacquano, quando non denigrano apertamente la cosa. C’era da aspettarselo perché anche quando arrivano i soldi grazie all’azione del governo i giornali dell’opposizione fanno la sceneggiata come anche Maurizio Mannoni a Linea Notte ha fatto notare. Peccato però che questa volta si tratti se non di malafede quantomeno di una stucchevole manifestazione di travisamento della realtà. Ma vediamo nel dettaglio.

La Verità, di Maurizio Belpietro (nella foto) apre con “Il Pd ordina: attaccate Salvini” e sotto titola: “L’Ue ci presta i nostri soldi e noi esultiamo”. Il Giornale, di Alessandro Sallusti apre con “È guerra civile per andare in vacanza” e solo di spalla “Ecco il piano europeo all’Italia di 172 miliardi”. Libero di Feltri-Senaldi apre con “Conte punisce gli imprenditori” e di lato “L’Europa ci frega pure quando ci aiuta”. Il Tempo di Franco Bechis apre con: “La tonnara” (riferito a Palamara) e di spalla “Recovery Fund col trucco”. Dunque il “quadrato” ha aperto il fuoco compatto sull’unica possibilità che ha l’Italia di riprendersi da un calo del Pil previsto intorno al 10%. Una azione veramente fastidiosa non tanto per quello che scrivono i colleghi, ma per il combinato disposto di due elementi: non è vero che ci sia un “trucco” e, appunto, l’Italia ha un bisogno assoluto di tali denari e dobbiamo segnalare che almeno Il Giornale poi pubblica, sempre in prima, un commento titolato “Accettiamo quei soldi (da liberali)” e meno male, verrebbe da dire, perché qui non si tratta di essere liberali o meno (che poi, proprio un liberale -se vogliamo- non li dovrebbe accettare i soldi dello Stato), ma di essere furbi. Ma gli altri fanno cadere francamente le braccia.

Il peggiore è il foglio di Belpietro che sembra animato da una continua acidità garrula “a prescindere” nei confronti del suo target, e cioè il governo, anche quando porta a casa un risultato importantissimo per noi tutti e quindi pure per lui. Ed ecco quindi gli artefici retorici da sofista padano, “ci danno i soldi, ma metteranno nuove tasse”, e poi “sono soldi nostri”. Queste accuse inconsistenti mostrano come non ci sia una vera critica, ma come Belpietro faccia un po’ come quelle comari che per sporcare l’immagine di qualche nemica di portineria dicono che sono brutte, rugose e vecchie. Naturalmente Libero è subito pronto a dare manforte. Ma questo non è giornalismo è invece pura propaganda appiccicosa e malmostosa che irrita difronte all’evidenza.

E i fatti, che hanno una testardaggine innata, ci dicono esattamente il contrario e cioè che l’Europa, una volta tanto, ci ha ascoltato aprendo finalmente i cordoni della borsa ad un Paese che è il più colpito dalla incredibile pandemia che imperversa nel mondo. Un Paese che all’inizio ha dovuto subire l’oltraggio di una “banchiera”, Christine Lagarde, dal passato chiacchierato -si ricordi l’epica lettera -zerbino masochista al suo capo Sarkozy “usami come vuoi” e che ora sta cercando di rialzarsi con una economia particolarmente devastata dagli eventi.