Trame per silurare Renzi e affidare il Governo a Grasso

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La riforma costituzionale agita le afose notti romane del premier, Matteo Renzi. Il Governo vorrebbe chiudere la partita prima della pausa estiva. Il 7 agosto è la data indicata dal ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi. Però, perché c’è un però, la minoranza del Partito democratico vorrebbe alcune modifiche sostanziali sulla riforma che corre verso la terza lettura al Senato per tornare, poi, alla Camera per la seconda e ultima volta. Forse.

ESAME DECISIVO
È a Palazzo Madama che si decide la partita. Dove i numeri per la maggioranza non sono poi così tanto rassicuranti. E dove gli scontenti della minoranza del Partito democratico sono decisivi e possono far valere le proprie richieste. Anna Finocchiaro ha già invitato il Governo e procedere con prudenza e dare più spazio alla discussione. Il nodo principale resta la mancata elettività per i senatori che andranno a comporre il nuovo Palazzo Madama. Anche se sono tanti altri i punti controversi secondo la minoranza dem che, come riferiscono fonti di Palazzo, conterebbe già su almeno 25 senatori pronti a rovesciare il banco. I dissidenti vorrebbero avere un Senato con maggiori poteri rispetto a quello disegnato dalla riforma costituzionale. Vannino Chiti ha già minacciato emendamenti a fiumi per opporsi al disegno. L’esecutivo non sembra però disposto a rimettere in discussione la non elettività per i senatori e su questo il muro contro muro non si è mai ammorbidito. Questa volta, però, lo snodo è di quelli decisivi. Se la minoranza dem vuole davvero dare una spallata a Renzi ha in questo caso il coltello dalla parte del manico. Allo snodo decisivo l’esecutivo arriva anche nel periodo di minor fiducia da parte dei cittadini. Secondo il sondaggio settimanale realizzato per Agorà (Raitre) dall’Istituto Ixè la fiducia in Renzi è scesa dal 33% al 31% (-2%) mentre quella nel Governo è passata dal 29% di fine maggio al 27% di oggi.

LO SCENARIO
Il problema procedurale di riaprire la discussione sull’articolo 2, quello sulla elettività dei senatori, hanno spiegato Chiti e Miguel Gotor, “è nelle mani del presidente del Senato Pietro Grasso. Ma se c’è l’accordo politico di tutti si può fare”. Più che un chiarimento sembra un avviso ai naviganti. E se alla fine il banco saltasse davvero tra gli esponenti democratici c’è già chi è pronto a scommettere che il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, possa provare a evitare il voto anticipato affidando l’incarico proprio a Grasso.

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di Gaetano Pedullà

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