Sulla transizione ecologica si fa sul serio. Draghi convoca la grande industria. Al tavolo Cingolani, Stellantis, Enel, Eni, Snam e Terna

bollette Cingolani
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Un segnale chiaro a chi pensa ancora che la transizione ecologica sia lo specchietto per le allodole di un potere con ben altro a cui pensare. Ieri il premier Mario Draghi – fino all’ingresso a Palazzo Chigi non certo noto come ultrà ambientalista – ha riunito i numeri uno di Stellantis (il nuovo nome di Fca-Fiat), Eni, Enel, Terna e Snam per fare sistema sulla mobilità sostenibile.

Il punto di partenza era il progetto vehicle-to-grid, termine che definisce il sistema in cui i veicoli elettrici plug-in (cioè elettrici a batteria, ibridi plug-in o elettrici a celle a combustibile a idrogeno) comunicano con la rete dell’energia. Un passaggio determinate per sostituire il parco auto italiano, prevalentemente a trazione con carburanti fossili, con i nuovi mezzi elettrici e ridotto impatto ambientale.

Su questo fronte Fca sta spingendo molto, in linea con gli obiettivi che hanno portato alla fusione con Psa (l’ex Gruppo francese Peugeot). Ma le auto elettriche senza le colonnine a cui attaccarsi sono tuttora considerate inaffidabili dal mercato, e per questo serve uno sforzo dei player del settore energetico, in termini di ricerca e di disponibilità delle ricariche. Settori in cui Eni e Snam si stanno impegnando da tempo con progetti specifici, e in cui Terna fa da regista, mentre Enel già dispone di una rete significativa in tutto il Paese, sulla quale ha investito gigantesche risorse sia in termini di ricerca che di infrastrutture, con la controllata Enel X.

Portare nel futuro un parco auto vasto come quello italiano però non è facile. E per questo il Governo e le imprese, con una sensibilità sempre maggiore verso questo scenario, stanno quasi incredibilmente facendo squadra. L’incontro di ieri, infatti, non è il primo che l’Esecutivo dedica a questa rivoluzione. Già altri due vertici, allo stesso livello di ministri e amministratori delegati si sono tenuti nelle settimane scorse: il primo con il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani (nella foto) e un secondo in chat con il responsabile delle Infrastrutture e Trasporti, Enrico Giovannini.

REGOLE E TECNOLOGIA. Le applicazioni tecnologiche in preparazione, d’altronde, hanno bisogno di una “copertura” politica in termini di sistemi autorizzativi, senza i quali le novità a cui lavora l’industria green resterebbero bloccate. In un futuro niente affatto lontano da noi viaggeremo con auto capaci di ricaricarsi di energia pulita e rilasciarne altra, liberando le città dalle attuali camere a gas a base di smog e micidiali polveri sottili. Bei programmi – veniva detto anche ieri da chi pensa che “invenzioni” come il ministero della Transizione ecologica servano a poco, giusto ad accontentare le richieste ambientaliste dei Cinque Stelle – mentre poi lo stesso Cingolani non tocca palla su partite fondamentali, a partire dalle nomine degli amministratori di parte pubblica nell’ex Ilva.

Alla presidenza dell’acciaieria simbolo del degrado industriale, il Mef e il ministro Giancarlo Giorgetti hanno appena indicato l’ex amministratore delegato dell’Eni, Franco Bernabè, non certo il “nuovo che avanza”. Ma la sfida vera per migliorare l’ecosistema è iniziata. E ieri Draghi ha chiamato a farsene carico personalmente i capi azienda dei maggiori player italiani su questo tavolo: il presidente di Stellantis, John Elkann e gli Ad dell’Eni, Claudio Descalzi, dell’Enel, Francesco Starace, di Snam, Marco Alverà, e di Terna, Stefano Donnarumma. Uno spicchio significativo del Pil nazionale che lavora alla transizione ecologica. Cose mai viste prima. E che fanno ben sperare.