Tredici gli impresentabili alle regionali. Nove sono candidati in Campania con De Luca e Caldoro, tre in Puglia e uno in Valle D’Aosta. Tra loro anche indagati per mafia

di Clemente Pistilli
Politica

Alla fine l’inquietante derby sugli impresentabili questa volta lo ha vinto con buon margine il centrosinistra. Ieri la commissione parlamentare antimafia ha reso noto l’esito delle verifiche sui candidati alle prossime elezioni regionali, certificando come siano totalmente pulite le liste in quattro Regioni sulle 7 chiamate al voto domenica e lunedì prossimo. I cosiddetti impresentabili indicati dal presidente pentastellato della Commissione, Nicola Morra, sono stati 13, 7 dei quali a sostegno dei candidati governatori di centrosinistra, Vincenzo De Luca in Campania e Michele Emiliano in Puglia, e 4 a sostegno nelle stesse regioni dei candidati del centrodestra Stefano Caldoro e Raffaele Fitto.

La Commissione parlamentare antimafia ha controllato, come previsto, i candidati sia alla luce della cosiddetta Legge Severino che del codice di autoregolamentazione a cui rinvia la stessa norma. E alla fine gli impresentabili, seppure con alcune differenze, sono stati 13, dei quali 9 in Campania, 3 in Puglia e uno in Valle d’Aosta. Con la situazione più pesante in Campania, dove la Commissione parlamentare antimafia si è concentrata in particolare su Carlo Iannace, candidato con “De Luca Presidente”, che in base alla legge Severino venne dichiarato sospeso dal Consiglio il 31 marzo 2016, per una condanna a sei anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici cinque anni, per una vicenda di falsi e peculato.

Sempre in Campania otto candidati sono poi risultati non conformi al codice di autoregolamentazione, perché rinviati a giudizio e con processi a loro carico in corso. Si tratta di Sabino Basso di “Campania libera-De Luca Presidente”, imputato ad Avellino per riciclaggio, della leghista Orsola De Stefano, che sostiene l’aspirante governatore Caldoro, imputata sempre ad Avellino per concussione, e di Maria Grazia Di Scala, di FI, imputata per concussione a Napoli. Ma non manca neppure chi è sospettato di essere in affari direttamente con le organizzazioni mafiose, come Aureliano Iovine di “Liberaldemocratici Campania popolare moderati con De Luca”, imputato a Napoli per una serie di reati, tra cui quello di associazione per delinquere di stampo mafioso.

Una presenza particolare, al pari di quella, a sostegno di Caldoro, rappresentata dall’azzurra Monica Paolino, imputata, davanti al Tribunale di Nocera Inferiore, per scambio elettorale politico-mafioso. A completare la lista di impresentabili campani Michele Langella di “Campania in Europa”, per Vincenzo De Luca Presidente, imputato di riciclaggio, Francesco Plaitano del Partito Repubblicano Italiano, a sostengo di De Luca, già segnalato nel 2015 dalla Commissione antimafia, e Francesco Silvestro, di FI, imputato di concussione. Pesante anche il quadro in Puglia, con tre candidati non conformi al codice di autoregolamentazione.

Nella black list Silvana Albani di “Puglia Solidale Verde”, a sostegno del candidato governatore uscente Emiliano, imputata dei reati di falsa perizia e corruzione al fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose, Vincenzo Gelardi del “Partito del Sud Meridionalisti Progressisti” per Emiliano, imputato per trasferimento fraudolento di valori aggravati dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose e Raffaele Guido, della Fiamma Tricolore, imputato dper tentata violenza privata, lesioni aggravate e minaccia, aggravati dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose. In Valle d’Aosta, infine il candidato Augusto Arduino Rollandin, sospeso dal 28 marzo 2018 dalla carica di vicepresidente della giunta per una condanna per corruzione.