Trionfano vecchia politica e conflitti di interesse. I sottosegretari sono peggio dei ministri. Fumata bianca dopo l’ultima rissa. Vince solo Berlusconi. I suoi a Editoria e Sviluppo economico

Mario Draghi
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Prima uno slittamento di un’ora, dalle 17 alle 18, della convocazione e poi, intorno alle 19 e trenta, il Consiglio dei ministri con all’ordine del giorno anche la sospirata nomina dei sottosegretari e dei viceministri, è stato addirittura sospeso con l’ipotesi di uno slittamento al giorno dopo. I motivi, come si può immaginare sono sempre i soliti, quelli che per giorni hanno impedito di trovare una quadra e di incasellare le tessere per formare il puzzle: aspettative disattese, tensioni fra i partiti con veti incrociati e rivendicazioni ritenute inaccettabili (come quella di affidare all’azzurro Giorgio Mulè la delega all’editoria, poi sfumata, fortemente osteggiata dal M5S, risolta con lo spostamento dell’ex direttore di Panorama alla Difesa).

Alla fine, con la ripresa, dopo circa 50 minuti, la squadra di sottogoverno è stata messa appunto: habemus i nomi, 39 in tutto, 20 uomini e 19 donne. La delega ai Servizi, contrariamente a quanto trapelato nei giorni scorsi, non è rimasta in capo al premier Mario Draghi (che però al momento si tiene quella allo Sport, da assegnare nei prossimi giorni) ma è stata affidata al capo della Polizia Franco Gabrielli, mentre quella all’Informazione ed editoria, nonostante i malumori dei pentastellati, alla fine va comunque ad un esponente di Forza Italia: Giuseppe Moles.

I viceministri sono sei, quattro donne e due uomini. Marina Sereni del Pd agli Esteri, due pentastellate, Laura Castelli e Alessandra Todde, rispettivamente all’Economia e allo Sviluppo Economico, Gilberto Pichetto Fratin di Forza Italia anch’egli al Mise, Teresa Bellanova di Italia Viva e il leghista Alessandro Morelli alle Infrastrutture e Trasporti. Dunque due al MoVimento e uno ciascuno a Pd, Lega, FI e Iv.

I sottosegretari, sono invece così ripartiti: 11 sono del M5s, 9 della Lega, 6 di FI e 6 del Pd, 2 di Italia Viva, uno a testa per Leu, Centro democratico e Più Europa. Oltre ai già citati Moles, Gabrielli e Mulè, hanno ottenuto un posto Deborah Bergamini di FI e Simona Malpezzi del Pd (Rapporti con il Parlamento); Dalila Nesci (Sud e coesione territoriale); Assuntela Messina, Pd (innovazione tecnologica e transizione digitale); Vincenzo Amendola, Pd (affari europei); Bruno Tabacci, Centro Democratico (coordinamento della politica economica); Manlio Di Stefano del M5S e Benedetto Della Vedova di PiùEuropa agli Esteri, all’Interno Nicola Molteni della Lega, Ivan Scalfarotto di Iv e Carlo Sibilia del M5S.

Alla Giustizia sono stati nominati la pentastellata Anna Macina e Francesco Paolo Sisto di Forza Italia. Alla Difesa la leghista Stefania Pucciarelli. Al Mef i sottosegretari sono Claudio Durigon in quota Lega, Maria Cecilia Guerra di LeU e la dem Alessandra Sartore. Anna Ascani del Pd allo Sviluppo Economico, alle Politiche agricole alimentari e forestali l’azzurro Francesco Battistoni e il leghista Gian Marco Centinaio.

Per il ministero della Transizione ecologica sono state designate la pentastellata Ilaria Fontana e Vannia Gava del Carroccio. Alle Infrastrutture e trasporti svolgerà la funzione di sottosegretario Giancarlo Cancelleri del Movimento, al Lavoro e politiche sociali Rossella Accoto del M5S e Tiziana Nisini della Lega. Al ministero dell’Istruzione l’esponente grillina Barbara Floridia e del leghista Rossano Sasso. Ai Beni e attività culturali Lucia Borgonzoni della Lega e al Ministero della Salute Pierpaolo Sileri del Movimento 5 stelle (stavolta come sottosegretario e non viceministro) e Andrea Costa di Noi con l’Italia.