Troppe verità che non reggono. Il lato oscuro di Virgina, dal curriculum senza Sammarco alle accuse di falso dei pm

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Ma quante bugie racconta Virginia Raggi? Ieri l’Organismo di revisione dei conti in Campidoglio (Oref) ne avrebbe scovata un’altra, definendo non veritiero il bilancio del Comune presentato nei giorni scorsi con grande enfasi. Una bocciatura che non sorprende, anche perché nella giunta Cinque Stelle c’è stato un via vai senza precedenti di assessori, e dunque tutta la programmazione è stata fatta male, ogni volta cominciando, buttando e ricominciando lo stesso lavoro. L’amministrazione ha reagito ipotizzando come sempre il complotto, e anziché rispondere punto su punto ai rilievi dell’Oref ha fatto approvare il bilancio a tappe forzate dalla sua maggioranza in Consiglio comunale, accusando genericamente l’organismo di controllo di fare politica. Una pezza che è peggio del buco, ma che conferma il metodo con cui i grillini affrontano ogni genere di critica: se va bene mettendo in dubbio a prescindere la buona fede di chi pone rilievi; se va male insultando o – nel caso di quei disgraziati dei giornalisti – vomitandoli. Chi ha appena toccato con mano l’assoluta indisponibilità della base pentastellata a dubitare dei suoi eletti è la Procura di Roma. Quegli stessi magistrati che un tempo erano gli indiscutibili sacerdoti della legalità, celebrati al grido di Onestà! Onestà! ogni volta che indagavano qualche politico di destra e sinistra, dopo la richiesta di processare la Raggi per falso in atto pubblico sono diventati inaffidabili. La verità è che nella base del Movimento si è ormai radicata una presunzione di essere sempre nel giusto che non contempla la benché minima macchia.

Quella dei Cinque Stelle, insomma, è una delega in bianco ai propri rappresentanti che basterebbe tenere acceso il cervello, e non portarlo invece all’ammasso sulle facili battute di Grillo, per accorgersi che priva gli elettori di quella capacità di controllo basilare in un sistema democratico. E d’altra parte il Movimento si ama e non si discute è un principio oscurantista, da setta medioevale, buono per creduloni e menti disadorne. Quello che non serve nemmeno a far crescere una realtà politica che invece può prosperare solo alimentandosi di pensieri liberi, di personalità curiose e dignitose, non yesman a ogni comando impartito dal sacro blog, ma contributori intelligenti a un disegno comune.

GRAVI OMISSIONI

Per arrivare a tutto questo non servirebbe solo un atteggiamento diverso dei leader, a partire da Grillo e Casaleggio, figure ormai a metà tra le star e i santoni. E non basta nemmeno lo scatto d’orgoglio di una base autoconfinata nello spazio angusto di un tifo acritico. Molto può fare il ritorno rigoroso a uno dei mantra delle origini, dove accanto all’Onestà c’era un impegno alla massima trasparenza. Promessa che la Raggi non sta rispettando proprio alla lettera. I suoi “peccati”, sia chiaro, non sono gravi come quelli di tanti altri dimenticabili sindaci di Roma. Anzi. Purtroppo ad oggi ha fatto poco, ma perlomeno non risultano tante schifezze del passato. I peccati però si fanno in azioni e in omissioni. E qui non si può dimenticare il curriculum che presentò al Movimento, nel quale ha omesso la pratica forense nello studio di quell’avvocato Sammarco, un tempo associato a Previti, che a sentire l’ex consigliere della Corte dei Conti De Dominicis ancora le sussurra i nomi di chi fare assessore. Così come non può apparire che grottesca la dichiarazione fatta sul suo ex strettissimo collaboratore Marra, definito testualmente “solo uno dei 23mila dipendenti del Comune”. Un’affermazione più falsa di una moneta da tre euro, visto che dei 23mila dipendenti non risulta che siano in tanti ad avere il suo cellulare, a scriverle e orientarla sulle promozioni dei dirigenti del Campidoglio. Di falso in atto pubblico, d’altro canto, la accusano i magistrati della Procura, secondo cui non è veritiero quanto scritto all’Autorità Nazionale Anticorruzione di Raffaele Cantone a proposito della decisione di promuovere il fratello di Raffaele Marra. Se tuto questo non bastasse, arriva adesso la bocciatura dell’Oref sul bilancio del Comune, definito “non veritiero”. E dire che la sindaca aveva presentato la bozza parlando di fatto storico per i tempi strettissimi in cui era stato confezionato il tutto. Tempi forse un po’ troppo forzati, a costo di far quadrare conti che persino Pitagora o Fibonacci – tra i più grandi matematici della storia – c’è da giurarci che avrebbero difficoltà a dominare.