Troppi ciarlatani web, boom di Fake News sui vaccini. Per la Commissione Ue sono stati fatti progressi importanti. Ma basta farsi un giro in Rete per capire che siamo all’anno zero

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Ieri la Commissione Ue ha pubblicato un nuovo rapporto sulla valutazione dell’impatto delle “azioni intraprese dai firmatari del Codice di condotta contro la disinformazione, pubblicato dalla Commissione Ue”. Thierry Breton (nella foto), commissario per il Mercato interno, ha dichiarato che i social come Facebook, Twitter, Tik Tok hanno compiuto progressi nella lotta alla disinformazione sul Coranavirus con rimozione e/o segnalazione di notizie e video falsi, cioè fake news, rimandando a siti di informazione corretta in un momento in cui “vaccini sicuri ed efficienti sono a portata di mano”. Vera Jurova, vicepresidente della Commissione ha aggiunto che il lavoro fatto “aumenta la trasparenza delle piattaforme online e rappresentano un passo in avanti nella giusta direzione”.

Parole molto belle che segnalano il giusto interesse dell’esecutivo europeo per una tematica, quello della lotta alle Fake News, che in questi tempi ha assunto un ruolo fondamentale. Ma quanto detto corrisponde a piena verità? Purtroppo no. Basta andare su Facebook, ad esempio, per imbattersi in video deliranti in cui si continua a negare l’esistenza del virus e – cosa ancor più grave – si mina la pubblica fiducia sui vaccini messi a punto da poco e che potrebbero – si spera – cambiare il corso della pandemia. Personalmente ho provveduto a segnalare – come dovrebbe fare ogni cittadino responsabile – i video in questione a Facebook che però – finora – ha sempre ignorato tutto. Discorsi deliranti di persone disturbate che sfogano il loro odio sociale con affermazioni di questi tempi pericolosissime che ricevono, inoltre, migliaia di “mi piace” da altrettanti utenti squilibrati.

Qualche tempo fa la giornalista e divulgatrice scientifica Barbara Gallavotti vergò un prestigioso articolo scientifico in cui si dimostrava che il negazionismo è assimilabile ad una forma di demenza, cioè, a sua volta, una malattia. Gli sforzi della Ue – come detto – sono ammirabili e vanno nella giusta direzione, ma occorre anche verificare che i risultati siano quelli voluti perché di robaccia sui Social ce ne è francamente ancora molta. Ed anche i Parlamenti potrebbero fare molto introducendo – ad esempio – un reato specifico, oltre il procurato allarme, che vada a colpire chi produce e diffonde false notizie in ambito pandemico.