Troppi errori nelle Regioni. Serve senso civico, non cinico. Parla il deputato M5S, Provenza: “De Luca? Non ha attuato i dettami del dl Rilancio”

di Davide Manlio Ruffolo
L'intervista

L’emergenza covid “ha disvelato la debolezza di un pensiero politico, amministrativo e gestionale che evocava l’autonomia e di fatto non ha conseguentemente mostrato la volontà di assumersi la relativa responsabilità“. Non usa mezze misure il deputato campano del Movimento 5 Stelle, Nicola Provenza, secondo cui è tempo di ridiscutere il Titolo V della Costituzione al fine di ridiscutere i poteri fin qui affidati alle Regioni.

Ci si aspettava una stretta, ma la Campania resta gialla. È sorpreso?
“In base ai dati ufficiali trasmessi dalla Regione Campania la situazione risulta seria ma non uniformemente grave. Se poi dovesse essere più grave di quanto non dicano i dati trasmessi, ci sarebbe da chiedersi se ci troviamo di fronte a un difetto comunicativo o ad una carenza di capacità assistenziale non più mascherabile”.

Eppure il trend dei contagi nella regione resta, ormai da settimane, molto alto. Secondo lei c’è qualcosa che non ha funzionato nella gestione dell’emergenza e in caso cosa?
“Inevitabilmente con l’aumento dei tamponi registratosi a partire dalle ultime settimane di settembre, non poteva non manifestarsi un trend di crescita dei positivi. Di fatto non sono stati attuati i dettami del Decreto Rilancio, in particolare in riferimento al potenziamento delle USCA (unità speciali di continuità assistenziale), all’assistenza domiciliare integrata distrettuale per i covid positivi, alla tutela dei pazienti fragili, all’individuazione di strutture intermedie di ricovero per asintomatici e all’implementazione tecnologica mediante la telemedicina. Azioni queste che avrebbero rappresentato una assunzione di responsabilità amministrativa lucida e concreta in forza della quale poter poi alimentare un sentimento condiviso di responsabilità individuale e affrontare la gestione dell’emergenza con un senso civico e non cinico”.

A poco a poco la cartina d’Italia si tinge di rosso. Al momento tre quarti delle Regioni sono rosse. Alla luce di questo dato non crede che avevano ragione i medici a chiedere il lockdown nazionale?
“Deve prevalere la logica della gradualità e della proporzionalità rispetto alla quale i Presidenti di Regione possono poi adottare misure congrue relativamente alla situazione delle singole province”.

Qualche settimana fa il governatore De Luca, con dati allarmanti nella sua regione ma non altrettanto gravi nel resto d’Italia, chiedeva al governo la chiusura dell’intero Paese. Come noto, il premier Conte ha risposto picche. Come si spiega il fatto che a quel punto il presidente campano non ha usato i poteri a sua disposizione per chiudere autonomamente la Campania?
“Dovremmo chiederlo al Presidente, ammesso che sia disposto a rispondere in maniera puntuale a qualche sollecitazione esterna, piuttosto che continuare a privilegiare una consolidata comunicazione unidirezionale”.

Intanto il Pd non esclude la chiusura delle scuole – contro cui voi del Movimento vi siete sempre battuti – nel caso in cui la situazione dovesse precipitare ulteriormente. Questa mossa la convince?
“La scuola per noi rimane l’ultima istituzione a dover subire misure totalmente restrittive fino alla chiusura. L’instancabile lavoro svolto negli ultimi mesi per garantire la frequenza in sicurezza della scuola può rappresentare un modello virtuoso e replicabile di convivenza con il virus. E’ evidente che questo non può non essere supportato da quella che viene definita la gestione del pre e del post-scuola”.

La pandemia da Covid-19 ha messo in risalto i limiti dell’aver delegato molti poteri, Sanità inclusa, dallo Stato alle Regioni. Per rimediare a ciò il vicepresidente del Senato, Paola Taverna, ha depositato un disegno di legge per rivedere il Titolo V della Costituzione. Secondo lei è la strada giusta?
“È la strada maestra. Anche in questo caso l’emergenza covid ha disvelato la debolezza di un pensiero politico, amministrativo e gestionale che evocava l’autonomia e di fatto non ha conseguentemente mostrato la volontà di assumersi la relativa responsabilità, ad eccezione di qualche regione che ha mantenuto un profilo di coerenza rispetto ad una leale collaborazione istituzionale”.