Troppi soldi buttati, per il Mose serve ancora tempo

MOSE
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Nel giorno in cui viene formalizzato che il completamento del Mose slitterà di almeno altri due anni e che il costo dell’opera arriva a 6,5 miliardi di euro, il commissario straordinario sblocca-cantieri, scrive il Fatto Quotidiano, fa decisamente centro. In prima battuta l’architetto Elisabetta Spitz aveva chiesto l’accantonamento di 53 milioni di euro per realizzare i lavori alle bocche di porto e il primo avviamento.

Riesce ad ottenere il doppio: quasi 110 milioni grazie alla firma del Settimo Atto aggiuntivo, l’accordo tra il ministero delle Infrastrutture e il Consorzio Venezia Nuova ormai in liquidazione che dovrebbe consentire la conclusione di questa opera costosissima, ma ancora incompiuta. La parola magica inserita nel 7. Atto Aggiuntivo è “rimodulazione”, riferita alla destinazione degli interventi, così come erano stati indicati dal Cipess a giugno quando erano stati sbloccati i 538 milioni di euro.

La revisione dei criteri ha lo scopo di “aumentare gli stanziamenti destinati alle opere relative al Sistema Elettromeccanico Mose” con la “contestuale riduzione di quelli destinati agli ulteriori interventi”. Il che significa che prima si pensa alle paratoie, poi all’ambiente. Anche perché sono stati ribaditi due punti fermi di questa revisione delle priorità. Innanzitutto “finire l’opera” e poi aggiornare le “forme di anticipazione e remunerazione in favore del Consorzio Venezia Nuova”, anche per “scongiurare situazioni di tensione economico-finanziaria come quella che si è da ultimo registrata”.