Trovata l’intesa sul segretario. Letta si prende il Pd con un tweet. Domani l’investitura dell’Assemblea all’ex premier. Che avverte renziani e correnti: basta col fuoco amico

ENRICO LETTA
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L’ufficializzazione arriva su Twitter: Enrico Letta dice sì alla candidatura alla segreteria del Pd “per amore della politica e passione per i valori democratici” e con un video di un minuto e venti secondi scarsi postato sul suo profilo. L’essenziale. Parole di circostanza e buoni propositi, certo, ma le condizioni poste dall’ex premier sono chiare ormai da giorni – ampio consenso in Assemblea domani e mandato pieno da segretario fino alla scadenza del 2023 – e sono state ribadite anche ieri: “Non cerco l’unanimità, io cerco la verità nei rapporti tra di noi per uscire da questa crisi e guardare lontano”.

Tradotto: dibattito interno sì ma bando alle polemiche interne, un freno al correntismo esasperato ed esasperante, basta col fuoco amico e con le divisioni su ogni cosa. Progetto ambizioso che, con tutta evidenza, non è riuscito al suo predecessore Nicola Zingaretti – al quale Letta riconosce di essere legato da “profonda amicizia e grande sintonia” – costretto alle dimissioni proprio perchè stanco di essere oggetto del tiro al bersaglio quotidiano dei suoi stessi compagni di partito. Su questo punto il segretario in pectore sarà molto chiaro: le ‘regole d’ingaggio’ costituiranno una parte fondamentale del suo discorso di domani, incentrato sul ruolo del partito e soprattutto sulla visione della società e dell’idea di Paese che il Pd dovrà avere.

Il primo passo è fare chiarezza, stabilire una volta per tutte “come si sta dentro un partito”: serve fiducia reciproca e i rapporti devono essere improntati al “rispetto pur nell’espressione del dissenso”, il suo sarà un atteggiamento “inclusivo” e di attenzione alle diverse istanze interne, ma non “schiacciato sulle faide che hanno fatto il male del Pd”. Patti chiari e amicizia lunga, dunque, il momento è quello che è, fra la pandemia e la crisi economica, sondaggi non proprio esaltanti e malumori serpeggianti: Letta è ben consapevole di caricarsi sulle spalle il peso di un partito che oggi vive una crisi profonda.

“Io ho idee molto nette e molto forti, non arrivo con l’idea di vivacchiare ma con l’idea di imprimere una svolta, mi ci metto con tutto il mio impegno”, ha ribadito su La7 ieri sera. L’assemblea a distanza che, grazie alla velocità del voto elettronico potrebbe durare lo spazio di una mattinata, giusto il tempo di ratificare il passaggio di consegne, non esaurirà una discussione vera e propria che ci sarà in un secondo momento: “Aprirò il dibattito in tutti i circoli – ha detto l’ex premier – Poi faremo insieme sintesi e troveremo le idee migliori per andare avanti”.

Insomma Letta viene in pace, non sarà – così pare almeno – un novello Conte di Montecristo con sete di vendetta (“Enrico sta sereno” è acqua passata?) e dal Nazareno è un profluvio di ringraziamenti. Il primo endorsement senza riserve è stato quello del segretario uscente per poi proseguire con gli altri big della maggioranza interna, Franceschini e Orlando, con un convinto: “Grazie Enrico”. “Grazie” anche dal commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni. Sostegno pure dai sindaci dem: “Riteniamo che Enrico Letta sia in grado di rilanciare il partito sin da subito”, ha detto il coordinatore Matteo Ricci, e anche il governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, ha ringraziato Letta per “l’atto di generosità”.

Domani voteranno per lui anche gli ex renziani di Base Riformista, corrente guidata da Lotti e Guerini, che ieri hanno comunque ribadito come, a loro avviso, sia “arrivato il momento per impegnare il Pd ad una riflessione profonda” ma non hanno parlato di congresso naticipato.

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