Il danno e pure la beffa. Niente spese legali ai truffati dell’Inca-Cgil. Quasi 500 gli italiani raggirati in Svizzera

Inca-Cgil
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Chiedi alla Farnesina un contributo per “spese legali a tutela collettiva dei cittadini italiani all’estero”? Rischi di ricevere l’elemosina di un “sussidio per indigenti”. Ne sa qualcosa Cosimo Covello, classe 1945, emigrante in Svizzera. E con lui le altre vittime di Antonio Giacchetta, il direttore dell’Inca-Cgil di Zurigo che tra il 2001 e il 2009 ha sottratto le prestazioni previdenziali di 480 connazionali: quasi 35 milioni di franchi svizzeri dirottati in buona parte su conti intestati al patronato.

SENZA SCRUPOLI. Secondo i giudici elvetici che nel 2015 lo hanno condannato a nove anni per truffa, falso e appropriazione indebita, “con grande egoismo e senza il minimo scrupolo” ha sperperato 12 milioni in orologi di lusso, prostitute e cinque amanti. E Covello e gli altri? Rimasti senza un soldo, stanno inseguendo da anni il miraggio del risarcimento. Alcuni sono deceduti nel frattempo, altri hanno abbandonato le cause lasciandole cadere in prescrizione, dodici stanno ancora lottando per riavere i loro risparmi, 2 milioni e mezzo di franchi svizzeri. Il tribunale di Zurigo aveva imposto al patronato di risarcirli, ma l’Inca si è sottratta a ogni responsabilità e ha chiuso i battenti in Svizzera lavandosene le mani.

ULTIMA SPIAGGIA. “Ci era rimasta un’unica strada per avere giustizia: fare una causa civile in Italia contro l’Inca-Cgil. è la sua negligenza che ha permesso a Giacchetta di rubare”, spiega Marco Tommasini, presidente del Comitato dei Danneggiati (tra cui suo padre). Covello ha firmato la causa-pilota. Ma anche se l’anno scorso il tribunale civile di Roma gli ha dato ragione in pieno, e il giudice Alfredo Matteo Sacco ha disposto un risarcimento di 237.892,69 euro più rivalutazione e interessi, ancora non si è visto un soldo.

L’Inca-Cgil ha fatto ricorso in appello, prima di fine giugno 2021 non si andrà in aula, le spese legali sono lievitate e i derubati in Svizzera non ce la fanno più. Da qui la richiesta, presentata dai Comites di Zurigo e di Basilea nel novembre scorso, di accedere al contributo previsto dal Maeci per la “tutela collettiva dei cittadini italiani all’estero”: 10 mila euro. “Un aiuto parziale per permettere al gruppo di proseguire la propria azione legale e vedere tutelati i propri diritti” ha spiegato Luciano Alban, presidente del Comites di Zurigo.

RUBINETTI CHIUSI. Niente da fare. La Farnesina ha rifiutato la richiesta – la tutela legale degli italiani all’estero vale solo per l’estero e “non presso le istanze giurisdizionali italiane”- e autorizzato invece un “sussidio per indigenti” (3.300 euro a Zurigo, di Basilea non si sa). “Ai nostri connazionali, che sono tutti ottuagenari, in malferme condizioni di salute e appartenenti alla fascia a più alto rischio Covid, viene oltretutto chiesto di recarsi in consolato per le pratiche del sussidio” s’indigna Tommasini. “Ma loro non chiedono beneficenza: vorrebbero il diritto di potersi difendere contro l’ingiustizia compiuta da un patronato al quale si erano rivolti con fiducia e a cui erano stati indirizzati proprio dal consolato”.

CANTA CHE TI PASSA. Meno male che, almeno a Basilea, il console Pietro Maria Paolucci, grande appassionato di sassofono, insieme al Comites ha trovato un modo per alleviare le loro pene: un bel Festival di musica jazz italiana per promuovere la cultura della madrepatria nella Svizzera tedesca. Costo previsto? 32.280 euro, tre volte tanto il contributo chiesto dalle vittime di Giacchetta. Chissà se la Farnesina, stavolta, avrà qualcosa da obiettare.

LA REPLICA DEL COMITES

Come Organismo impegnato nella tutela e promozione dei diritti dei cittadini italiani all’estero non siamo soliti rispondere ad articoletti in cui malauguratamente si posa il nostro sguardo, preferiamo, per stile e funzione, utilizzare l’autorevole stampa per ben altri scopi, in primis al fine di aggiornare e raggiungere la nostra comunità di riferimento circa i servizi e le attività finalizzati alla promozione e integrazione sociale, culturale e linguistica dei nostri connazionali, così come per la tutela e salvaguardia dei loro diritti nel Paese ospitante, e non da ultimo per il sostegno e l’accompagnamento alla fasce più fragili degli italiani emigrati.
Abbiamo ben a mente, Signor Satta, i nostri compiti e funzioni che svolgiamo quotidianamente con diligenza e sacrificio, di concerto al Consolato di riferimento, nello specifico della nostra circoscrizione di competenza quello di Basilea, all’Ambasciata e al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale della Repubblica Italiana, al fine di tutelare e promuovere i connazionali che rappresentiamo.
In virtu’ del nostro mandato e della grande comunità che rappresentiamo non possiamo esimerci, in questa occasione, dall’utilizzo del mezzo stampa per replicare ad un articolo a Sua firma, apparso sul giornale “La Notizia”, di cui interpelliamo la redazione, in data 8 aprile c.a.;
Sicuramente per distrazione, Le sarà sfuggito che nella vicenda da Lei liquidata in pochissime righe, di inesistente approfondimento quanto di dubbia veridicità – che pure sarebbero richiesti ad un “giornalista” che decide di intervenire su una vicenda – il coinvolgimento e l’azione di grande sensibilizzazione che lo scrivente Comites ha condotto nella vicenda che ha visto alcuni connazionali della nostra circoscrizione (nell’ordine di una decina su una comunità di riferimento di circa 107.00 unità) coinvolti in una truffa perpetuata dal Sig.re Giacchetta che tra il 2001 e il 2009, anni di riferimento della vicenda, ricopriva l’incarico di Responsabile dell’INCA di Zurigo. Come pure Le sarà sfuggito il coinvolgimento e la scrupolosa azione di carattere giuridico-amministrativo condotta dal Console Paolucci al fine di chiarire e sostenere una vicenda che coinvolge parte dei nostri Connazionali (tre in verità).
Le sarà, soprattutto sfuggito, che lo scrivente Comites, avvalendosi della formazione giuridica dell’Avvocato e Console Paolucci ha più volte discusso e approfondito la vicenda da lei en passant trattata arrivando anche a perfezionare una proposta di finanziamento integrativo da sottoporre al Superiore Ministero, presentata dal Consigliere, in seno al nostro Comites, Marco Tommasini, figlio lui stesso di un connazionale truffato e pure risarcito.
Si tratta, tuttavia, di comprendere, a beneficio delle lettrici e dei lettori e in ultimo anche Suo, che il Comites, in quanto organismo di tutela e promozione dei diritti dei cittadini italiani all’estero, ha il compito di vigilare e segnalare all’autorità consolare di riferimento eventuali violazioni a norme dell’ordinamento locale, internazionale e comunitario che danneggiano i nostri cittadini residenti e in virtù di questo supportare, per il tramite del Superiore Ministero, spese a sostegno dell’azione di difesa dei nostri connazionali nei confronti di norme locali o di istituzioni locali che evidentemente possano avere effetti/atteggiamenti ingiustificatamente discriminatori nei loro confronti al fine di garantire, ribadiamo, in caso di azioni presso la giustizia locale del Paese ospitante, assistenza legale ai singoli connazionali che non possano provvedere a causa di precarie condizioni economiche.
Le veniamo incontro e ci sforziamo di semplificare il linguaggio, ma non la sostanza, il caso dei connazionali danneggiati dal Sig.re Giacchetta in qualità di responsabile dell’INCA Zurigo, spiacevole vicenda che Lei accenna nel sopra citato articolo, non rientra, per la legge istitutiva dei Comites che ne regola compiti e funzioni insieme alle attività e servizi finanziabili dal Superiore Ministero, tra le attività che possono essere supportate finanziariamente dal Comitato in quanto rappresenta una procedura giudiziaria incardinata in Italia e non nel Paese ospitante il singolo o singoli connazionali. In altre parole, i connazionali sono tutelati e supportati finanziariamente dalle Istituzioni italiane, dai Consolati e Ambasciate e dai Comites qualora risultino vittime di decisioni o di comportamenti discriminatori da parte delle autorità locali del Paese in cui sono emigrati. E si parla anche e soprattutto di singoli cittadini italiani e non di associazioni come invece è stato richiesto nel caso da Lei, appunto, solo superficialmente “accennato”.
Per di più, egregio Sig.re Satta, ci preme sottolineare che soprattutto in questo tragico momento in cui, come Lei probabilmente ignora, i cittadini italiani emigrati all’estero sono schiacciati dalle conseguenze economiche della pandemia in atto, non meno se non di più dei nostri connazionali in Patria, il Consolato d’Italia in Basilea ha sottoscritto con lo scrivente Comites una convenzione al fine di rendere disponibile per i connazionali in difficoltà economica (disoccupati, bisognosi che non arrivano a fine mese e che necessitano di buon pasto, o ancora che non riescono a pagare l’affitto di casa e che necessitano di buoni affitto o di sostegno per pagare le bollette, giovani in grave disagio economico) un fondo del Superiore Ministero (la Farnesina da Lei indebitamente citata) capace di andare a lenire queste gravi situazioni.
Non solo, tra le molteplici inesattezze del Suo articolo non ci è sfuggita la menzione ad una nobile iniziativa dello scrivente Comites indebitamente da Lei attribuita al Consolato d’Italia in Basilea. Il finanziamento di 32.000 euro a cui fa riferimento non è stato richiesto dal Console Paolucci, ma dal nostro Comitato per organizzare la prima edizione di un Festival di musica jazz italiana in Svizzera. Tale iniziativa, promossa dal Superiore Ministero su spinta anche del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, è dedicata ai giovani musicisti italiani residenti sia in Svizzera che in Italia e che hanno visto drasticamente ridotta, quando non azzerata, la propria attività lavorativa a causa delle chiusure e misure anti-contagio introdotte tanto in Svizzera quanto in Italia. Non le sarà, almeno, sfuggita, la chiusura di teatri, cinema, club musicali così come la soppressione di tutti i concerti, balletti e altre manifestazioni culturali, tanto in Italia quanto nel resto del globo.
Nella cornice di promozione dell’integrazione professionale e culturale della comunità italiana all’estero, uno fra gli importanti ruoli dei Comites nel mondo, dare la possibilità a giovani musicisti italiani, stangati dalla pandemia e dalle conseguenze della stessa, di frequentare masterclass e workshop con musicisti professionisti italiani e di incidere un album inedito che permetterà loro di essere conosciuti anche in terra elvetica, dove sono stati costretti ad emigrare, ci sembra un progetto di cui, con tutto il rispetto, la Sua penna evidentemente non è degna. E che, anzi, auspichiamo venga replicato da tanti e altri Comites nel mondo per dare degna voce e collocazione ai tanti giovani italiani che sono stati costretti ad emigrare in mancanza di lavoro in Italia.
Una breve disamina di soli due progetti che il nostro Comites, di concerto al Consolato d’Italia, ha organizzato e supportato, speriamo abbia chiarito alle lettrici e lettori le molteplici problematiche di cui gli italiani all’estero soffrono e per le quali possono trovare sempre sostegno e appoggio tanto nei Comites del mondo quanto nelle istituzioni diplomatiche, Consolati e Ambasciate.
Per concludere, un suggerimento, la prossima volta che decide di impugnare la penna per scrivere degli Organismi a tutela degli Italiani all’Estero oppure di Istituzioni diplomatiche italiane quali i Consolati o addirittura i Ministeri, ci contatti prima, La ragguaglieremo con piacere circa la veridicità di delicate situazioni che ci impegnano ore e giorni di lavoro; Oppure qualora non volesse procedere nella lunga indagine che dovrebbe portare alla stesura di un articolo, può sempre approfittare e dedicarsi all’ascolto dell’album inedito che i nostri giovani a breve incederanno.

LA RISPOSTA DELL’AUTORE

Stringi stringi, il Comitato degli italiani all’estero (Comites) di Basilea rivendica come esclusivamente proprio il progetto del Festival Jazz, attribuito dalla Notizia a Comites e consolato. Ma secondo la legge n. 286/2003 nei Comites non si muove foglia che il Consolato non voglia. Non solo “ciascun Comitato promuove, in collaborazione con l’autorità consolare (…) opportune iniziative nelle materie attinenti alla vita sociale e culturale”, ma consolato e Comitato “indicono riunioni congiunte per l’esame di iniziative e progetti specifici, ritenuti di particolare importanza per la comunità italiana”. Il Comites “coopera con l’autorità consolare”, collabora, segnala, “formula proposte”, “esprime pareri sulle iniziative che l’autorità consolare intende intraprendere”. E “il capo dell’ufficio consolare, o un suo rappresentante appositamente delegato, partecipa alle sedute del Comitato” (sia pure senza diritto di voto). Il consolato, infine, ha un chiaro compito di supervisione delle attività e controllo del bilancio. Impossibile, dunque, che il console Paolucci non sia stato coinvolto nel Festival. Che, ultim’ora, è stato tranquillamente autorizzato dalla Farnesina. (F.S.)