Trump accontenta i mercati: crollano petrolio e gas

Trump annuncia la schiarita e i negoziati con l'Iran, i mercati apprezzano. E a beneficiarne sono le quotazioni di gas e petrolio.

Trump accontenta i mercati: crollano petrolio e gas

La schiarita, annunciata da Donald Trump, fa bene ai mercati e alle quotazioni energetiche. Il presidente degli Stati Uniti ha parlato ieri di “colloqui produttivi” con l’Iran, che preannunciano la possibilità di un accordo per la fine del conflitto. Teheran smentisce, sostenendo che quella di Trump è una mossa destinata soltanto a placare i mercati e il prezzo del petrolio. E a vedere i risultati, se anche fosse così, l’obiettivo sarebbe stato centrato.

Perché è bastato l’annuncio di Trump, nonostante le smentite iraniane, a rasserenare i mercati in una giornata di sali e scendi. Prima il crollo delle Borse, in mattinata, con il petrolio in rialzo. Poi l’annuncio di Trump ha cambiato tutto: i mercati si sono ripresi, guadagnando anche oltre due punti, mentre il petrolio ha iniziato a scendere. Alla fine il rialzo dei mercati si è ridimensionato, anche a causa della smentita iraniana sui negoziati, ma la chiusura è stata comunque positiva in tutta Europa.

Sospiro di sollievo per petrolio e gas

Le conseguenze sono positive soprattutto sul fronte energetico: la promessa di Trump di non attaccare le infrastrutture iraniane per cinque giorni e la rassicurazione della riapertura dello Stretto di Hormuz fanno tirare un sospiro di sollievo sul fronte di gas e petrolio. Certo, è ancora presto per festeggiare, perché anche in caso di negoziati conclusi con successo la riapertura dello Stretto di Hormuz (attraverso il quale transita un quinto della fornitura di petrolio globale) difficilmente sarà immediata, come sottolineano gli analisti. I media israeliani, intanto, dicono che Stati Uniti e Iran stiano cercando un accordo proprio per riaprire lo Stretto di Hormuz, magari in cambio dell’astensione statunitense agli attacchi alle centrali elettriche iraniane. Un primo passo commerciale verso il cessate il fuoco.

Intanto a beneficiarne sono le quotazioni del petrolio: il Wti ha ceduto oltre il 9% scendendo al di sotto dei 90 dollari al barile, mentre il Brent è sceso del 10% a 101 dollari al barile. Discorso simile anche per il gas, che ha concluso a 56,68 euro al megawattora, in flessione di oltre il 4%. La frenata delle quotazioni energetiche fa ben sperare anche in chiave inflazione, con i timori legati agli aumenti dei prezzi che si affievoliscono leggermente.

Si allontana così il rischio di una revisione al rialzo dei tassi nell’immediato da parte delle banche centrali, con effetti positivi anche sui titoli di Stato: lo spread tra Btp e Bund è sceso a 92 punti dopo aver superato anche i 100 punti nella giornata di ieri. Il rendimento del decennale italiano è sceso leggermente al 3,87%. L’altro protagonista di giornata è stato l’oro, che ieri ha subito un crollo nelle prime ore di giornata per poi invertire la rotta. In una sola seduta ha azzerato tutti i rialzi di inizio 2026, riuscendo poi in un rimbalzo di oltre il 2% e riavvicinando i 4.400 dollari l’oncia, pur restando ben distante dai 5mila dollari. Resta comunque il timore degli investitori che, a causa dell’instabilità, preferiscono far cassa sul fronte dell’oro.