Trump vuole processare la Cina per nascondere i suoi errori. Il presidente si gioca la riconferma alla Casa Bianca. E spara su Pechino e Oms per catturare consensi

di Giuseppe Vatinno
Mondo

La notizia era nell’aria, ma solo da poco si sta concretizzando: Trump vuole chiedere il conto alla Cina per la pandemia scoppiata. Il presidente Usa contesta infatti sempre più spesso ai cinesi l’origine dolosa o in laboratorio del morbo e il ritardo nelle comunicazioni internazionali. Intendiamoci, sulle contestazioni alla Cina i motivi fondati ci sono perché pur rimanendo all’ipotesi dolosa, la Cina è recidiva avendo provocato in passato altre pandemie per la deplorevole abitudine dei cosiddetti wet market, i mercati di fauna selvatica solo ora illegali (ma che continuano ad esserci).

BOTTA E RISPOSTA. John Bolton, ex Consigliere per la Sicurezza nazionale di Trump, ha dichiarato esplicitamente che servirebbe un tribunale internazionale per crimini contro l’umanità. In questo contesto entra in gioco un altro attore e cioè l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) nella persona del suo direttore, Tedros Ghebreyesus, che non è che abbia dato prova di particolare prontezza a gestire la situazione, avendo dichiarato l’emergenza internazionale solo il 30 gennaio e la pandemia, dopo molte esitazioni, solo l’11 marzo, pur conoscendo quello che accadeva a Wuhan già nel dicembre 2019. Da ultimo il ripensamento sull’utilità che le mascherine le usino tutti. Trump ha contestato all’Oms di aver in qualche modo “protetto” la Cina, non sanzionandone i comportamenti alimentari e il ritardo nelle comunicazioni annunciando di volerne interrompere il cospicuo finanziamento. A sua volta Ghebreyesus ribadisce che non era il caso di riprendere formalmente la Cina e a sua volta accusa Trump per aver bloccato i voli diretti dalla Cina stessa il 2 febbraio (come fece il governo Conte), provocando così la fuga verso quelli indiretti o illegali e alla fine portando negli Usa almeno 40.000 passeggeri in circa 250 aerei.

STOP & GO. Dal canto suo Trump ha sottovalutato (e non è stato certo il solo politico) la situazione cercando di favorire sempre l’economia rispetto al resto, salvo fare marcia indietro quando ormai era tardi. In questo già complesso scenario si inserisce poi il fatto che a novembre ci sarebbe l’elezione del presidente degli Stati Uniti d’ America. Le primarie democratiche paiono essersi concluse molto precocemente dopo l’abbandono del socialista Barnie Sanders che lascia, di fatto, la strada libera all’ex vicepresidente di Obama, Joe Biden, un moderato che potrebbe dare filo da torcere al magnate immobiliare. Da questi ingredienti variegati e piccanti non può che uscire un nuovo protagonismo per Trump che per restare alla Casa Bianca ha la necessità di accentrare su di sé ulteriormente i riflettori con iniziative eclatanti, che rafforzino e cementino la sua figura di leader che già sta godendo di aumentati consensi per via di un noto fenomeno sociale che si manifesta verso chi guida un Paese in tempi di grandi crisi.

BERSAGLI FACILI. La Cina e l’Oms quindi sono bersagli ideali per i “missili” del tycoon statunitense che in questa maniera potrebbe rintuzzare e allontanare da sé il sospetto di inazione e sottovalutazione, come i grandi giornali liberal, il Washington Post e il New York Times, non hanno mancato di far notare. Trump è in scadenza di mandato e i suoi piani politici sono andati in poco tempo a gambe all’aria, come del resto quelli dei suo contendenti. Il virus sta ridisegnando la geopolitica, basti pensare al clamoroso ridimensionamento dei Paesi produttori di petrolio, e la politica stessa. Tutto è cambiato in poche settimane ed ora si apre uno scenario completamente nuovo in cui gli americani dovranno scegliere due modi opposti non solo di fare politica, ma anche di vedere ed interpretare il mondo.