Ora sono tutti con Mattarella. E se domani lo trombano? Se il giudice costituzionale domani passa, prepariamoci per andare presto a elezioni

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Scordatevi numeri, pallottolieri e votazioni. Tutta chincaglieria tecnica che non fa la sostanza. Anzi, serve solo a disorientare. La domanda vera è una sola: cosa avrà chiesto Silvio Berlusconi a Matteo Renzi per far saltare, o almeno cosi sembra, il patto del Nazareno, trasformatosi in un “pacco”? La grazia per tornare ad essere candidabile, aggiungendovi quella per i suoi amici? Garanzie per le sue aziende? Mano libera nel settore televisivo? Una nuova legge per l’editoria che aiuti il gruppo del Cavaliere? O l’ingresso al governo riducendo così il peso del Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, che manovra solo per le poltrone, non avendo un’idea, figuriamoci un ideale, da sostenere?

LA ROTTURA
Materialmente sono tutte verosimili, al punto che potrebbe essere proprio il combinato disposto di questi nodi ad aver stretto il collo, fino a strozzarlo, del patto del Nazareno. Non solo. È del tutto evidente che le trame oscure ordite in queste ore dai mandarini di Renzi e Berlusconi, rispettivamente Luca Lotti e Denis Verdini, devono aver fatto saltare i nervi ai due , ormai ex, alleati. In pochi lo ammettono esplicitamente, anche se tanti lo sussurrano nei conciliaboli che animano il Transatlantico di Montecitorio, ma a scrivere la famosa norma del 3%, meglio conosciuta come salva-Berlusconi, sarebbero stati proprio loro. All’insaputa di Matteo Renzi. Un bel tiro mancino che il premier avrebbe ripagato con moneta sonante, fresca di conio. Che risponde, appunto, al nome di Sergio Mattarella, il candidato del Partito Democratico.

LA STRADA DELLE RIFORME
Eppure, nonostante Mattarella possa avere tranquillamente i numeri per salire al Colle a partire dal quarto scrutinio, non bisogna sottovalutare innanzitutto l’ipotesi che possano esserci franchi tiratori. Ma, soprattutto, il fatto che eleggere Mattarella al Quirinale, potrebbe essere non poco rischioso per Renzi. E il premier lo sa bene. Come la si metterà, ad esempio, con tutte quelle leggi (vedasi il disegno di Riforma Costituzionale) per la cui approvazione è essenziale l’appoggio proprio di Forza Italia? Difficile immaginare, infatti, che su questioni come l’abolizione del Senato o la stessa legge elettorale Renzi possa trovare l’appoggio da chi, fino ad ora, non gli ha garantito il minimo placet. Difficile immaginare, detta in soldoni, che i frondisti possano alla Camera sposare l’Italicum dopo che, è bene ricordarlo, al Senato i dissidenti hanno preferito non votare.

EXIT STRATEGY
Se davvero dovesse essere Mattarella il nuovo Presidente, è molto probabile che si andrà ben presto al voto. Che sia una strategia anche questa dato che, approvato l’Italicum, il premio di maggioranza al 40% andrà alla lista e non più alla coalizione? Poco plausibile, vista la crisi economica che permane e considerato soprattutto che in questo caso si andrebbe al voto senza l’approvazione di riforme capitali che il premier sin dall’inizio del suo mandato ha promesso. Ecco perchè, in realtà, Renzi non ha alcuna intenzione di andare alle urne. E allora l’unica è trombare Mattarella, ma non prima di sabato e non prima di aver detto alle minoranze di aver fatto il possibile. Dopodichè si penserà ad un nome congeniale anche per il Cav. Salvando, così, capre e cavoli.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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