Tutti presi dai soldi alla politica. Solo i 5S pensano al salario minimo. I grillini accelerano sul ddl Catalfo arenato al Senato. Unico scoglio adesso è trovare un’intesa con il Pd

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Mentre c’è qualcuno in Parlamento che proprio non ce la fa a stare lontano dal finanziamento pubblico ai partiti, il Movimento cinque stelle ha ben pensato di rilanciare una battaglia storica per gli stessi pentastellati e che, complici anche i continui dissidi all’interno della maggioranza, era passata in cavalleria. Parliamo del disegno di legge sul salario minimo. Punto cardine del programma dei Cinque stelle, concretamente a portare avanti la proposta è stata l’attuale ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo. E proprio a causa del passaggio della senatrice da presidente della Commissione Lavoro al dicastero con il Governo Conte 2 ha contribuito, suo malgrado, a rallentare i lavori.

Non fosse altro per un motivo: da più di tre mesi la presidenza della Commissione è rimasta di fatto sguarnita, con il vicepresidente – il leghista William De Vecchis – che a quanto pare non ha nessuna fretta per riprendere in mano i lavori parlamentari. Luigi Di Maio e la stessa Catalfo, tuttavia, l’hanno sempre detto: il disegno di legge sul salario minimo è una priorità. A risvegliare il sopito spirito pentastellato ci ha pensato solo pochi giorni fa il rapporto Censis, secondo il quale tre su quattro sono a favore della norma.

PARTITA APERTA. La ragione sta anche nel fatto che, come riferito dall’Istat in audizione sul salario minimo, i lavoratori che guadagnano meno di 9 euro l’ora lordi sono 2,9 milioni. La soglia di 9 euro lordi è proprio quella individuata come compenso minimo dal ddl del Movimento 5 Stelle a prima firma Catalfo, che venerdì sera alla luce dei dati del rapporto ha detto: “Per me è un tema centrale e proprio per questo è entrato nel programma di Governo. Porteremo avanti questa battaglia fino in fondo”. Il difficile adesso sarà trovare la quadra con il Pd che, sotto il Governo gialloverde, aveva presentato due differenti proposte.

Il primo ddl dei dem fissava la soglia a 9 euro ma netti. In aprile però, dopo la vittoria di Nicola Zingaretti alle primarie, il partito ha corretto il tiro e depositato in commissione Lavoro un nuovo provvedimento a prima firma Tommaso Nannicini. Stavolta senza cifre, ma con l’obietivo di rinviare tutto a un’apposita commissione da istituire presso il Cnel, con i tempi lunghi che si possono immaginare. Vedremo a cosa porterà la trattativa. Certo è, come dice a La Notizia la senatrice del M5S Susy Matrisciano, relatrice del ddl sul salario minimo e componente della commissione Lavoro, “per il M5S il salario minimo è una priorità, non a caso è stato inserito nel programma di Governo”.

I ritardi, secondo la Matrisciano, dipendono dal fatto che “da quando si è insediato il nuovo Governo, il Parlamento è stato impegnato su diversi altri provvedimenti, alcuni dei quali prossimi alla scadenza, come il Decreto Salva-Imprese, fino alla legge di Bilancio. È chiaro che una volta approvata quest’ultima riapriremo il dibattito”. Ma la Matrisciano è chiara su un punto: “Per noi la proposta Catalfo resta quella principale”. La ragione è nei numeri, ricordati dalla stessa deputata: “Il 6,3% dei rapporti di lavoro attivi nel 2017, ha detto pochi giorni fa l’Istat, si configura come low pay job in quanto registra un salario orario inferiore a 7,50 euro: l’11,7% dei ‘colpiti’ da questo fenomeno sono Under 30 che rischiano di avere, in futuro, pensioni sotto la soglia di povertà. È questo circolo vizioso che dobbiamo, vogliamo spezzare”.

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