Cessioni territoriali e niente a truppe di pace Ue in Ucraina. Putin non vuole compromessi

Cessioni territoriali e niente a truppe di pace Ue. Putin non vuole compromessi e martella l'Ucraina per costringerla a capitolare.

Cessioni territoriali e niente a truppe di pace Ue in Ucraina. Putin non vuole compromessi

Da un lato, i colloqui di pace ad Abu Dhabi tra le delegazioni di Usa, Ucraina e Russia, che procedono con enorme fatica; dall’altro, il conflitto, che sembra ignorare i negoziati e procede con la consueta ondata di attacchi. Si muove su questo doppio binario il conflitto ucraino che, a dispetto dell’ottimismo di Donald Trump su una possibile soluzione “in tempi brevi”, sembra destinato a durare ancora a lungo.

Questo perché ieri si è tenuto l’atteso round negoziale nella capitale degli Emirati Arabi Uniti senza grandi passi in avanti, come riporta Rbc Ucraina, secondo cui “non sono emersi progressi significativi”, in quanto le divergenze restano “poche ma sostanziali”, a partire dal nodo territoriale, con Kiev che continua a rifiutare cessioni territoriali, specie quelle relative alle aree del Paese non ancora invase dai russi.

Tra Ucraina e Russia le trattative restano in salita

La sensazione è che la Russia, forte della sua avanzata che incontra sempre meno resistenze, stia sostanzialmente prendendo tempo, pur dicendosi “aperta a una soluzione pacifica”. A sostenerlo è il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, che, come al solito, ha scaricato le responsabilità del proseguimento del conflitto sull’Ucraina. A suo dire, infatti, “finché il regime di Kiev non avrà preso decisioni appropriate, l’operazione militare speciale continuerà” fino al completo raggiungimento di tutti gli obiettivi.

Ma cosa serve, secondo Mosca, per mettere davvero fine al conflitto? Non di certo una trattativa in cui si cerca una soluzione di compromesso, bensì l’imposizione di una serie di richieste che, per Peskov, sono “irrinunciabili”. Tra queste, oltre al nodo delle cessioni territoriali, c’è anche quello relativo alle garanzie di pace occidentali che, come affermato lunedì dal segretario della Nato, Mark Rutte, prevedono un impegno americano e soprattutto europeo. Un punto che, come noto, risulta indigesto a Mosca.

A ribadirlo è la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, secondo cui l’eventuale schieramento in Ucraina di truppe di pace da parte della “coalizione dei volenterosi” costituirebbe “un piano palese di intervento militare straniero”. Il problema è che il Cremlino, che a parole dice di voler trattare ma poi evita in ogni modo di farlo, non chiarisce quali siano le garanzie di sicurezza accettabili per l’Ucraina. Un giochetto che ha spinto il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Heorhii Tykhyi, ad affermare che proprio da questa due giorni di incontri ad Abu Dhabi l’Ucraina conta “di comprendere le vere intenzioni di Mosca e Washington”.

Putin non ferma la scia di sangue

Che i negoziati siano ancora in alto mare lo si capisce anche dai martellanti attacchi russi che, probabilmente nel tentativo di costringere Kiev ad accettare tutte le proprie condizioni, stanno seminando il panico in Ucraina. Nelle ultime 24 ore le forze russe hanno colpito con forza soprattutto Odessa, causando ingenti danni a edifici residenziali e pubblici, così come a Kharkiv. Attacchi che hanno interessato anche la regione di Dnipropetrovsk, dove Mosca ha distrutto un deposito di armi, causando però anche due morti.

Altre quattro vittime sono state registrate nell’est dell’ex repubblica sovietica, a riprova di come la Russia stia spingendo sull’acceleratore. Di pari passo con i bombardamenti, i micidiali missili supersonici e i droni, continua anche l’avanzata terrestre delle truppe di Mosca, che ieri hanno conquistato due centri abitati, Staroukrainka e Stepanovka, rispettivamente nelle regioni ucraine di Zaporizhzhia e Donetsk, causando, secondo le autorità ucraine, almeno altri sette morti.

Una barbarie che ha fatto saltare i nervi a Volodymyr Zelensky, ormai pressoché abbandonato da Trump, il quale, letteralmente furioso, ha detto di “attendersi la reazione dell’America agli attacchi russi”. Del resto, spiega, “la proposta degli Stati Uniti era di sospendere gli attacchi energetici durante le operazioni diplomatiche e le rigide condizioni meteorologiche invernali. Il presidente degli Stati Uniti ha avanzato personalmente la richiesta, ma la Russia ha risposto con un numero record di missili balistici”.

Peccato che Trump sia rimasto sordo davanti a questa richiesta, limitandosi a dire – in modo a dir poco inverosimile – che Putin “ha mantenuto fede alla sua promessa”, evitando di accanirsi su Kiev per sette giorni.

L’Ue si spacca ancora

Davanti all’impasse diplomatica, il presidente francese Emmanuel Macron ha detto di voler “riprendere il dialogo con Vladimir Putin”, malgrado “Mosca non abbia mostrato una reale volontà di negoziare il cessate il fuoco”. Il leader dell’Eliseo ha comunque ribadito che la Francia continua a sostenere Kiev, ma che un contatto con il Cremlino è necessario per discutere le garanzie di sicurezza dopo la guerra e che “è importante che gli europei ripristinino i propri canali di discussione”.

Dichiarazioni che avrebbero suscitato incredulità a Bruxelles. A lasciarlo intendere è la vice portavoce capo della Commissione europea, Arianna Podestà, che ha voluto ricordare come “Putin non abbia ancora dato segnali che indichino la disponibilità a impegnarsi in colloqui di pace seri”, sostenendo – in modo poco credibile – che l’UE non sia affatto sorpresa dalla decisione di Macron, in quanto la Commissione è “in costante contatto con gli Stati membri”.