Ucraina, scontro diplomatico

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di Sergio Castelli

Frenetici contatti diplomatici sull’asse Parigi-Bruxelles. Con l’incontro tra il segretario di Stato americano, John Kerry, e il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov. Anche se sulla produttività dell’incontro qualche dubbio rimane. Lavrov annuncia l’accordo, che prevede la messa in atto del patto siglato lo scorso 21 febbraio: elezioni anticipate e maggiori concessioni all’opposizione sulla base dell’accordo siglato dal presidente Viktor Yanukovich con le opposizioni. Fonti Usa, però, tirano il freno a mano negando l’accordo. E intanto la Nato si dice pronta a rivedere i suoi rapporti con il Cremlino. Mentre la situazione in Crimea resta tesissima; nel pomeriggio di ieri uno degli inviati dell’Onu, Robert Serry, è stato fermato e minacciato da uomini armati a Sinferopoli. Inizialmente si era parlato addirittura di un sequestro, poi smentito. Serry si trovava in auto quando è stato fermato da una quindicina di uomini armati; all’inviato speciale per l’Ucraina è stato intimato di lasciare immediatamente il Paese. Poi sarebbe stato messo al sicuro, stando a quanto riferito dal vicesegretario generale dell’Onu, Jan Eliasson. La missione dei 35 osservatori Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, è partita nelle ultime ore e tra loro ci saranno anche due italiani inviati ad Odessa per monitorare la situazione.

Sul campo
Giornata di scontri a Donetsk, in Ucraina, dove la sede del governo regionale è stata prima ripresa dai filo-occidentali, per tornare poi sotto il controllo dei filo-russi. Il bollettino medico, a conclusione della giornata, fa registrare una decina di feriti. L’area di Donetsk è tradizionalmente a maggioranza russa e quindi molto vicina a Mosca. E mentre sul campo continuano a esserci piccoli scontri, tipici della guerriglia, dal governo centrale fanno sapere che Kiev ha tutte le intenzioni di trovare una soluzione pacifica. La soluzione resta ingarbugliata ed estremamente tesa, basti pensare che nel pomeriggio di ieri, mentre il governo ucraino ammoniva gli scontri, da Madrid (prima di giungere a Parigi) il ministro degli Esteri russo, Lavrov, bollava il sostegno delle forze filo-occidentali alle nuove autorità di Kiev. Che da Mosca ritengono “illegittime”. Allo stesso tempo Europa ed Usa definiscono illegittima l’invasione delle forze filo-russe. Punti di vista. Lavrov ha spiegato che le vere forze russe presenti in Crimea sono quelle sulla Flotta del Mar Nero. Non la pensa così gran parte d’Europa e nemmeno Kiev che nei giorni scorsi ha denunciato sbarchi e invasioni del proprio spazio aereo.

Gli aiuti
Tensione alle stelle e per ora nemmeno il miliardo di euro promesso dagli Usa e altri 11 miliardi di euro in arrivo dall’Europa sono sufficienti a smorzarla. Solo sabato scorso almeno 10 mila persone sono scese in piazza per protestare contro le autorità di Kiev e chiedere il ritorno della Crimea sotto la sovranità russa. Poi un passo indietro. Una terra dove sono ancora forti i venti secessionisti con pericolosi cocktails etnici che dall’unione del 1992 ad oggi hanno mostrato sempre un equilibrio abbastanza precario. Poi l’esplosione, nel novembre scorso, dopo la seconda tornata elettorale subissata di denunce di brogli elettorali che i due candidati si continuano a rimbalzare a vicenda. Mentre la tensione cresce.