Udienza lampo e rinvio al 28 settembre per Zaki. Non finisce il calvario dello studente detenuto in Egitto da diciannove mesi. Amnesty: “Le manette ai polsi è un’immagine terrificante”

Patrick Zaki
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Neanche il tempo di cominciare che il processo a carico di Patrick Zaki (leggi l’articolo), lo studente egiziano dell’Università di Bologna detenuto al Cairo da 19 mesi, è stato aggiornato al 28 settembre. Fino ad allora il giovane, accusato di “diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese”, sulla base di un articolo pubblicato due anni fa, rimarrà detenuto. Lo studente egiziano, giunto nell’aula del tribunale di Mansura ammanettato, nel corso della breve udienza, la prima, ha preso la parola lamentando di essere stato detenuto oltre il periodo legalmente ammesso per i reati minori di cui è accusato ora.

Zaki ha salutato a mani giunte una dozzina di parenti, attivisti e i due diplomatici italiani in aula. La sua legale, Hoda Nasrallah, ha sostenuto la stessa tesi chiedendone il rilascio o almeno l’accesso al dossier per avere certezza che le accuse di istigazione al terrorismo siano effettivamente decadute, come sembra dalla natura della Corte, ha spiegato una fonte citata dall’Ansa. Barba, occhiali e codino, Patrick era vestito tutto di bianco con camicia, pantaloni larghi e scarpe da tennis. Ha parlato con impeto davanti a un giudice principale, uno a latere e un cancelliere.

Finora le accuse a carico dello studente erano basate su dieci post di un account Facebook che i suoi legali considerano non gestiti da lui. Il suo caso, dopo quello dell’uccisione di Giulio Regeni, è quello che ha creato maggiori attriti tra Italia ed Egitto, oggetto di una mobilitazione culminata con una richiesta del Parlamento al Governo di concedergli la cittadinanza italiana. “Zaki a processo. Cosa stiamo aspettando a renderlo cittadino italiano?”, ha sostenuto, tra gli altri, Erasmo Palazzotto, di Leu.

“È un’immagine terrificante – ha detto il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury al termine dell’udienza-, perché le manette ai polsi di un uomo innocente e provato da 19 mesi di detenzione preventiva fanno impressione. La speranza è che gli vengano tolte al più, presto, definitivamente, e che questo incubo abbia fine”.