L’Ue ignora le stragi in mare. Di Maio chiede più sforzi alla Libia. La guardia costiera di Tripoli non frena abbastanza i flussi. Il ministro: maggiore sicurezza alle frontiere

Libia Di Maio
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Il Mediterraneo continua ad essere un cimitero e neppure le immagini scioccanti dei cadaveri dei bambini sulla spiaggia libica hanno portato l’Europa a cercare una reale soluzione del problema dei flussi migratori. Al fine di dare una risposta a quella che continua ad essere un’emergenza il ministro degli esteri Luigi Di Maio è tornato in Libia e da Tripoli è tornato a battere sulla necessità di politiche di più ampio respiro da parte di Bruxelles.

L’INCONTRO. Di Maio venerdì è volato per la nona volta a Tripoli e lo ha fatto insieme al collega maltese Everist Bartolo e al commissario Ue per il Vicinato e l’Allargamento Olive’r Varhelyi, al fine di sancire una nuova cooperazione con la Libia e cercare di garantire reale sicurezza alle frontiere meridionali. La missione è andata incontro alla richiesta della ministra degli esteri libica, Najla el Mangoush, di intercettare le rotte dei migranti molto prima che arrivino a rischiare la vita in mare.

Un viaggio compiuto anche in vista della visita del premier libico Abdel Hamid Dbeibah, prevista per lunedì prossimo a Roma dove Dbeibah, oltre a incontrare il premier Mario Draghi, parteciperà al Business forum organizzato alla Farnesina con le aziende italiane. Un appuntamento quest’ultimo diretto al rilancio della presenza delle stesse aziende italiane in Libia che, grazie all’accordo sul governo di unità nazionale, può sperare in una maggiore sicurezza e una maggiore stabilità. Il ministro degli esteri ha insistito appunto sulla necessità di una “strategia più ampia”, che non sia incentrata esclusivamente sul controllo della frontiera libica marittima, dunque non solo a fermare scafisti e carrette del mare, ma che riguardi pure quella meridionale, nel Fezzan, da cui passano i migranti che lasciano il Sahel.

“L’Unione europea può essere al fianco del governo di unità nazionale in questo percorso”, ha affermato Di Maio. L’Italia dal canto suo ha da poco nominato un console onorario nella regione meridionale della Libia e guida la missione Eubam, impegnata nella sicurezza dei confini libici contro i trafficanti di esseri umani e il terrorismo, oltre all’operazione Irini che garantisce l’embargo delle armi nel Mediterraneo. “La Guardia costiera deve essere una parte strategica della lotta al fenomeno e non una soluzione”, ha dichiarato la responsabile libica.

Del resto i risultati proprio della guardia costiera sono tutto meno che brillanti, le ombre sono numerose, e poi c’è la piaga dei centri di detenzione tristemente simili a lager. La responsabile libica ha poi definito le migrazioni illegali “una triste storia e un problema umanitario, di sicurezza ed economico”.

SOS A BRUXELLES. Sempre venerdì, appena rientrato in Italia dalla Libia, Di Maio ha specificato che pace, stabilità politica e ripresa economica sono i punti cardine su cui l’Italia sta sensibilizzando anche l’Europa e che la missione a Tripoli ne è stata la testimonianza. “Serve uno sforzo comune dell’Ue – ha scritto in un post su Facebook il ministro degli esteri – perché stabilizzare la Libia significa anche rafforzare la sicurezza del nostro Paese e quindi di tutta l’Europa, fermando i flussi migratori irregolari”. Di Maio ha infine evidenziato che occorre lavorare anche sul fronte economico, assicurando che l’incontro di lunedì apre nuove opportunità per le imprese italiane e nuove prospettive di sviluppo per la Libia. Un appuntamento ancor più importante per le aziende considerando la crisi generata dall’emergenza coronavirus.