L’Ue è a corto di vaccini, ma esporta milioni di dosi. Il New York Times scoperchia i giochi dei colossi farmaceutici. In Italia invece i media si spellano le mani per il salvatore Draghi

Ursula von der Leyen
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Draghi era stato annunciato come il salvatore della Patria: arrivato lui, con costume da Supermario e bacchetta magica inclusa, tutto sarebbe cambiato. “Sarà sempre Natale…”, cantava Lucio Dalla. Invece così non è. E, a quanto pare, non sarà neppure Pasqua. Il piano vaccini, che dovrebbe essere annunciato nel corso del fine settimana, per ora non decolla. Ursula von der Leyen annuncia nuovi tagli alle forniture – ultimo quello di Johnson & Johnson – mentre in mancanza di una seria strategia europea ogni Stato si arrangia come può, ma resta ideologicamente contrario al vaccino russo Sputnik.

Supermario vantava grandi entrature a Bruxelles, ma alla prova dei fatti, l’unica che ci interessa, così non sembra. Anzi, dati alla mano, l’Italia di Conte faceva meglio. Era in testa alla partenza per numero di vaccini, ora sta a mezza classifica nonostante l’apertura di AstraZeneca agli over 65, Pfizer e Moderna. Tra parentesi, Giuseppe Conte ha ottenuto, per la prima volta nella storia, ben 209 miliardi di euro dalla Ue, cioè la somma più alta stanziata per uno Stato membro. E poi comunque c’è il discorso Ue che non funziona proprio. Il New York Times ha eloquentemente titolato: “Europa indietro con le vaccinazioni. Ma solo a febbraio ha esportato 25 milioni di dosi” e, questa volta, onore al merito, Draghi ha bloccato l’esportazione verso l’Australia di 250mila dosi.

Insomma siamo al gonzismo fattosi pratica. Confusione e notizie contraddittorie stanno mettendo in ansia i cittadini che non hanno un quadro chiaro della situazione. Ma torniamo al premier. Non basta un generale capo della logistica dell’Esercito per risolvere il problema che è quello della mancanza di dosi non certo di dove somministrarle. Occorre quindi che l’Italia si faccia valere, faccia valere il suo peso specifico di grande nazione Ue o non riusciremo ad uscire dalla fase emergenziale a ondate multiple. Giusto un anno fa scattava il primo lockdown. Ci troviamo un anno dopo con 100mila vittime e contagi stellari, con i virologi che non fanno che beccarsi tra loro, neppure fossero i polli di Renzo (quello del Manzoni, da non confondere con Renzi) quando li portava in dono all’Azzeccagarbugli dei Promessi sposi.

Senza contare che il Comitato Tecnico Scientifico (Cts) è stato giustamente impallinato dalla più prestigiosa rivista scientifica del mondo, Nature, per non avere neppure un virologo in forze. Poi, la soluzione prospettata dall’esecutivo, e cioè lockdown totali nei week end non sa di trovata geniale se non è contemporaneamente affiancata da un gagliardo piano di vaccinazione di massa. Così serve solo a procrastinare le ondate, ma dopo un anno gli ospedali dovrebbero essere pronti a fronteggiare questi eventi. Quindi passata la sbornia da Supermario vogliamo cominciare a vedere i risultati. Perché “Chiacchiere e tabacchere e’ lignamm o’ Banco ‘e Napule nun ne ‘mpegna!”. E cioè “Chiacchiere e tabacchiere di legno il Banco di Napoli non ne impegna!”.