La Ue raccoglie 800 miliardi. Così finanzierà la ripresa. Il Next Generation Eu spingerà il 5% del Pil. Prime emissioni già da giugno prossimo

CHRISTINE LAGARDE
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Per la Bce il piano europeo di finanziamento del Next Generation Eu sosterrà fino al 5% del Pil l’intera Eurozona. A patto che sia usato responsabilmente. C’è questa premessa nel Rapporto annuale dell’Istituto centrale che è stato presentato ieri, proprio nel giorno in cui la Commissione europea ha lancia il suo piano per finanziare il la ripresa, impegnandosi a raccogliere sui mercati entro il 2026 ben 806 miliardi di euro (la cifra di 750 miliardi del progetto iniziale è a prezzi del 2018), con un ritmo di circa 150 miliardi l’anno.

La prima emissione sarà già a giugno, sempre che tutti gli Stati membri completino il processo di ratifica, che ancora vede alcuni Paesi assenti. Tra questi spicca la Germania, dove la Corte di giustizia ha posto alcuni dubbi, anche se il Governo della Merkel e la stessa Commissione Ue hanno fatto sapere di essere fiduciosi, anche perché non c’è un piano B. I titoli sottoscritti da Bruxelles avranno una durata variabile (da 3 a 30 anni), ma è prevista anche l’introduzione di obbligazioni con scadenza inferiore all’anno. La presidente von der Leyen ha specificato che “il 30% dei fondi per il piano sarà raccolto sui mercati dei capitali tramite green bond. Gli investitori internazionali sapranno che, se investono in Europa, investono nella salute del nostro pianeta”.

Tornando alle previsioni della Bce, l’economia dell’Eurozona “dovrebbe riprendersi nella seconda metà dell’anno grazie alle vaccinazioni, alle riaperture e alla politica fiscale e monetaria nell’Eurozona e nel resto del mondo ma sarà una ripresa fragile”. Il punto del recupero ai livelli pre-pandemici è fissato per la metà del 2022 ma “il successo della campagna di vaccinazione nell’intera area euro – ha detto il vicepresidente dell’Eurotowers Luis de Guindos – è cruciale per evitare che si materializzino rischi al ribasso”.

PIOGGIA DI SOLDI PER L’ITALIA. Circa due terzi dei trasferimenti agli stati è destinato a sei paesi con un debito/Pil superiore al 100% (tra cui l’Italia, che ha il secondo debito più elevato in rapporto al Pil dell’area monetaria). Come fatto da molte istituzioni, anche la Bce ha rimarcato che in questa fase i rischi legati a un ritiro prematuro degli aiuti all’economia continuano a prevalere rispetto a quelli legati al mantenerli troppo a lungo, tuttavia guardando avanti “le autorità dovranno affrontare un delicato compito di valutazione” di questi due equilibri. Ma anche la stessa Bce ha avuto un ruolo, come emerge dalla introduzione al documento diramato dalla presidente dell’Istituto di Francoforte, Christine Lagarde (nella foto).