Uffici pubblici, battaglia finale sullo smart working. Per i sindacati il lavoro da remoto è ugualmente produttivo ma Brunetta vuole tutti in presenza

Perseo-Sirio Brunetta
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Che il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, non veda l’ora di chiudere con l’era dello smart working è un dato di fatto oramai acquisito. Commentando, qualche giorno fa, le stime preliminari sulla crescita del Pil nel secondo trimestre dell’anno il ministro di Forza Italia ha sottolineato come questa “potrebbe essere addirittura superiore, se si ripristinerà la modalità ordinaria di lavoro in presenza, tanto nel pubblico quanto nel privato”.

E il numero uno di Palazzo Vidoni è già all’opera per passare dalle parole ai fatti. Come rivela Il Sole 24 ore è allo studio un emendamento al decreto Green Pass per rovesciare la logica emergenziale del lavoro pubblico scattata per contrastare le varie ondate epidemiche e far tornare ordinaria la modalità “in presenza” ed eccezionale quella da remoto. A stabilire spazio e modalità del nuovo lavoro agile sarebbero i dirigenti degli uffici, in base alle esigenze organizzative di ogni realtà.

Il discorso sul ripristino del lavoro in presenza finisce per incrociare quello del Green Pass. Per i dipendenti pubblici, cioè, il ritorno in presenza passerebbe attraverso l’obbligatorietà del certificato verde come già avviene per il mondo della scuola e dell’università. Ma i sindacati non vedono con favore la proposta di archiviare adesso il lavoro da remoto.

LA POSIZIONE DEI SINDACATI

Di lavoro agile nella pubblica amministrazione si sta parlando nella trattativa per il rinnovo del contratto e un intervento normativo prima di questo accordo sarebbe “profondamente sbagliato”, dice la Uilpa. Secondo il segretario generale del sindacato, Sandro Colombi, peraltro, quando è stato tolto con un decreto il limite minimo di utilizzo dello smart working “non c’è stata una rivoluzione copernicana” con le amministrazioni che non hanno richiamato i dipendenti in smart “tenendo conto dello stato di emergenza che proseguiva e valutando che l’efficienza fosse garantita.

Sarebbe opportuno – dice – avere prudenza. Non sappiamo se i contagi ripartiranno”. Mentre la ministra M5S delle Politiche giovanili Fabiana Dadone, fa notare che “il Pil cresce sia con lo smart working che con il reddito di cittadinanza a pieno regime”. La Dadone, ricordiamo, ha fortemente voluto il lavoro da remoto come strumento di contrasto alla crisi pandemica.

Leggi anche: Cosa c’è nel Decreto Proroghe: i documenti scaduti validi altri cinque mesi e cosa cambia per lo smart working