Ultima spallata del Governo al Salario minimo

Il ministro Zangrillo è contrario al Salario minimo e parla di situazione in miglioramento per i precari. Ma è smentito dall'Istat.

Il 2023 non è iniziato con il piede giusto, soprattutto per i lavoratori. Lo si capisce dagli annunci del ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo: “Sono contrario al salario minimo, dobbiamo legiferare il meno possibile e dare spazio a chi sa trattare queste materie” ha detto in audizione al Senato rispondendo a una domanda.

Paolo Zangrillo

Il ministro Zangrillo è contrario al Salario minimo e parla di situazione in miglioramento per i precari. Ma è smentito dall’Istat

“Abbiamo una grande tradizione di contrattazione collettiva che mi sembra funzioni bene sia nel settore pubblico che in quello privato. Il mio auspicio è che continui questa prassi che mi pare abbia dato buone risposte nel tempo”. Come se non bastasse si prospettano tempi difficili anche per i nuovi contratti: “Non mi sottraggo alla necessità di pensare al prossimo percorso di rinnovi contrattuali e non vi nascondo che non c’è stata possibilità di spostare risorse” ha dichiarato il ministro aggiungendo di aver parlato con il collega al Tesoro, Giancarlo Giorgetti, e di aver ottenuto “per ora soltanto un miliardo per la vacanza contrattuale”.

Pochi spiccioli ma per Zangrillo si tratta di un segnale di sensibilità “nell’avviare la stagione dei rinnovi quando ci sarà la possibilità” di reperire le risorse necessarie senza fare ulteriore debito.

Dal M5S, che ha sempre avuto come cavallo di battaglia la questione del lavoro, tuonano che “il ministro ha saltato a piè pari un aspetto, certamente non irrilevante: quello dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori esternalizzati. La riduzione del costo del lavoro, una delle principali ragioni che storicamente hanno animato questo processo, colpisce principalmente loro, come dimostrano i casi degli Operatori socio-sanitari (Oss) o dei vigilantes”, dichiarano i senatori Orfeo Mazzella, Barbara Guidolin ed Elisa Pirro.

Nel sostenere la necessità di coinvolgere i privati nella PA Zangrillo ha tirato in ballo il Rdc, sostenendo che “sarebbe servito un maggiore coinvolgimento delle Agenzie per il lavoro per far funzionare le cose dal lato delle politiche attive”. Così i pentastellati sottolineano che anche in questo caso il ministro “ha una scarsa conoscenza del tema: le Apl iscritte all’albo informatico e autorizzate dall’Anpal già possono svolgere attività di mediazione tra domanda e offerta di lavoro per i beneficiari di Rdc, e in loro favore viene riconosciuto il 20% dell’incentivo appannaggio dei datori di lavoro. Come se non bastasse il ministro ha fatto riferimento anche ai dati sull’occupazione.

”Il conto dei precari è di 109mila persone, di queste 47mila sono nella sanità, 38mila nelle funzioni locali, 18mila sulle funzioni di istruzione e ricerca. Un dato sempre critico ma fortunatamente in miglioramento”. Ma i dati Istat non suggeriscono questo “miglioramento”. L’occupazione torna, infatti, con il segno meno. Diminuiscono i lavoratori stabili: il mercato del lavoro del novembre scorso presenta una inversione di marcia perdendo in un mese 27mila occupati, e a pesare di più è il calo dei dipendenti fissi.

Le stime dell’Istat indicano infatti che a novembre 2022, dopo due mesi di crescita, l’occupazione torna a diminuire per effetto del calo dei dipendenti permanenti: rispetto ad ottobre sono 94mila in meno (-0,6%) contro i +60mila (+2%) dipendenti a termine e +6mila (+0,1%) autonomi. Numeri che nel complesso fanno dunque registrare un calo mensile degli occupati pari a 27mila unità (-0,1%). Altro che “miglioramento”.

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