Umiliato il Parlamento. A Draghi va il record dei voti di fiducia. Siamo a 50 provvedimenti blindati. Raggiunto l’Esecutivo di Monti

In materia di richieste di voti di fiducia Mario Draghi è pronto a stracciare il record del suo collega e omonimo, Mario Monti.

Mario Draghi è pronto a stracciare il record del suo collega e omonimo, Mario Monti. In materia di richieste di voti di fiducia, il presidente del Consiglio in carica sta sbaragliando l’ultimo baluardo della concorrenza.

DISEGNO DI LEGGE N 1095 DISPOSIZIONI PER L'EQUILIBRIO TRA I GENERI NEGLI ORGANI DELLE SOCIETA' QUOTATE

Con il decreto Ucraina bis salgono a quota 49 i voti di fiducia chiesti finora dall’Esecutivo Draghi

Con l’annuncio della blindatura del decreto Ucraina bis alla Camera dei deputati, passaggio peraltro ampiamente previsto per evitare che il testo decadesse, salgono a quota 49 le fiducie chieste dall’ex numero uno della Banca centrale europea da quando ha preso il comando di Palazzo Chigi.

Oggi sarà raggiunta la soglia “psicologica” di 50, con la fiducia chiesta sul decreto Riaperture al Senato. Una cifra equamente suddivisa tra Montecitorio e Palazzo Madama, due rami di un Parlamento sempre più umiliato. Ed è ormai imminente l’aggancio ai 51 voti di fiducia del governo Monti.

Ma c’è una differenza che travalica i numeri assoluti: Draghi è alla presidenza del Consiglio da un anno e tre mesi, mentre l’attuale senatore a vita ha raggiunto quel dato nell’arco di un anno e cinque mesi, attestandosi a una media di 3 fiducie al mese.

Mr. Bce veleggia a 3,33, senza dimenticare che a gennaio i lavori parlamentari sono stati quasi assenti: l’attenzione era, infatti, rivolta all’elezione del nuovo Capo dello Stato. La sensazione, quindi, è che la statistica possa essere molto presto aggiornata verso l’alto. Per raggiungere vette ineguagliate. Tanto che il deputato di Europa Verde, Cristian Romaniello, parla di un quadro “espressione di un’oligarchia”.

“Il governo – aggiunge l’esponente del partito ecologista – se ne approfitta quasi tutte le settimane sbattendo in faccia ai parlamentari che la fiducia non è ricambiata, perché questa modalità non consente modifiche ai provvedimenti. Il triste epilogo della… come doveva chiamarsi? Terza Repubblica?”.

C’e un altro raffronto che assume un significato particolare. Il governo Renzi ha chiesto la fiducia in 66 occasioni, ma in quasi tre anni (dal 22 febbraio 2014 al 7 dicembre 2016). Di questo passo Draghi, in due anni, andrà abbondantemente sopra quella cifra, creando un precedente significativo. Con il ritmo che ha preso, potrebbe sfiorare le 80 fiducie. In questo clima, dai banchi di Camera e Senato si leva qualche voce di protesta.

“Il governo Draghi va dritto come un treno senza alcun rispetto per le regole costituzionali”, dice a La Notizia Alessio Villarosa, deputato del gruppo Misto. “Il parlamentare – aggiunge – è utilizzato come un burattino, utile solo ad attivare una pressione sui bottoni delle votazioni e al minimo accenno di difficoltà, talvolta anche quando non c’è alcun accenno di affanno, arriva la blindatura del testo”. Il percorso è per certi versi stupefacente: numeri alla mano, tra luglio e novembre 2021, Draghi ha chiesto la fiducia alle Camera 4,4 al mese. Più di una a settimana.

Eppure, il giorno dell’insediamento, fu il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’emiciclo di Montecitorio, a chiedere il rispetto della centralità del Parlamento. Un appello che è rimasto inascoltato a Palazzo Chigi. E nemmeno le emergenze giustificano l’impiego massiccio al voto di fiducia da parte dell’esecutivo.

Il Conte bis, che ha operato nel pieno della prima ondata di pandemia, ha una media di 2,25 fiducie al mese, nonostante una maggioranza difficile da gestire. Impietoso il confronto con il primo governo Conte, che si è fermato alla media di una fiducia al mese. E anche in quel caso le due forze alleate, Movimento Cinque Stelle e Lega, non erano proprio un unico corpo. Mentre al premier in carica non bastano numeri schiaccianti.

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