Un altro thriller alla romana

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Di Rinaldo Frignani per Il Corriere della Sera

Una lite e poi gli spari. Un morto e un ferito in via Gandolfi, sulla Camilluccia, quartiere borghese e residenziale di Roma. Attorno alle 9 qualcuno ha chiamato il 113 e ha lanciato l’allarme, spiegando di aver sentito un donna gridare e poi tre colpi d’arma da fuoco.

La testimonianza
La vittima è Silvio Fanella, 41 anni, considerato dagli investigatori il «cassiere» di Gennaro Mokbel, l’ imprenditore romano un tempo vicino all’estrema destra finito in carcere e condannato a 15 anni nell’inchiesta «Broker», che quattro anni fa aveva svelato un maxi-riciclaggio di due miliardi di euro ai danni dell’erario. Anche Fanella – che aveva un passato come produttore cinematografico e aveva sviluppato diverse attività imprenditoriali – nel 2010 era stato arrestato e, a ottobre scorso, è stato condannato: il tribunale gli ha inflitto nove anni. Di quel processo Fanella, tornato nel frattempo in libertà con il solo obbligo di dimora nel Comune di Roma, non ha perso nemmeno un’udienza. E nei prossimi giorni sarebbe tornato a palazzo di giustizia per testimoniare in una tranche dell’inchiesta ancora in corso. Senza il solito avvocato, però: il suo difensore è morto tragicamente alcuni giorni fa e oggi pomeriggio Fanella avrebbe partecipato al funerale.

Colpito al petto
Stando alle prime indagini della polizia, giovedì mattina tre killer sono saliti nell’appartamento al quinto piano di via Gandolfi 19, dove la vittima abitava insieme a una familiare. C’è stata una lite, poi le urla e gli spari. Il «cassiere» di Mokbel è stato colpito più volte al torace ed è morto, mentre uno degli aggressori è rimasto ferito a un gluteo: si tratta di Giovanni Battista Ceniti, 29 anni, di origine genovese. Fino al 2011 è stato responsabile di CasaPound a Verbania, in Piemonte, ma quell’anno è stato espulso perché la sua condotta «non era adatta al movimento». Ceniti è riuscito a scendere dal quinto piano, ma non ha potuto proseguire: i complici lo hanno abbandonato davanti al portone dello stabile. La polizia lo ha trovato lì, privo di sensi. Ora è ricoverato al Gemelli in prognosi riservata e in stato di fermo.

La fuga in auto
Alcuni testimoni hanno visto i killer fuggire in auto, una Fiat Croma risultata rubata che una pattuglia dei carabinieri ha recuperato in via Premuda, poco distante dal tribunale e dal luogo dell’agguato. La macchina era stata abbandonata circa 15 minuti dopo l’omicidio. Gli inquirenti stanno ascoltando i vicini di casa e alcuni muratori che lavoravano nell’androne del palazzo. Sul posto, per un sopralluogo, anche il pm Paolo Ielo, titolare dell’inchiesta su Finmeccanica, nata proprio da quello che aveva portato in carcere Mokbel e Fanella.

Sentivamo le urla
«Ho visto il ragazzo lì per terra, un ragazzo giovane, con jeans e maglietta. All’inizio ho pensato fosse caduto dal motorino, quando sono arrivata io quello era già per terra e poi è arrivata l’ambulanza». È il racconto di Adriana, la portiera dello stabile al civico 23 di via dei Gandolfi, adiacente a quello dove è stato ucciso Fanella. La vittima la conosceva solo «di vista», ha aggiunto, chiarendo però: «Sapevo chi era e che era ai domiciliari».