Un Carroccio di guai per Salvini. Quasi tutti leghisti i furbetti del bonus Covid. Diversi consiglieri regionali stanno “confessando”

di Antonio Acerbis
Politica

Nella Lega ormai è vera e propria caccia all’uomo. O, meglio, al deputato col bonus. I 600 euro stanziati dal governo per le partite Iva in difficoltà a causa del lockdown sono stati infatti chiesti anche da cinque eletti alla Camera: in tre casi il bonus è stato erogato e incassato. E in attesa che l’Inps renda pubblici tutti i nomi dei politici che lo hanno chiesto, tra i banchi della Lega i sospetti si sono concentrati su due deputati, come scritto ieri dal Fatto Quotidiano: il mantovano Andrea Dara e la piacentina Elena Murelli. Oramai non rispondono neanche più al cellulare, cosa che lascia intravedere un’ammissione di colpa.

Intanto il Movimento 5 stelle attacca il Carroccio: “La lista si allunga e la Lega trema. Il partito di Salvini è sempre più coinvolto nello scandalo dei deputati e consiglieri regionali che hanno chiesto i 600 euro del bonus per le partite Iva”, si legge sulla pagina facebook del Movimento. Un post in cui i 5 stelle fanno l’elenco dei politici leghisti che hanno ammesso di aver ottenuto il bonus: “Al momento, tra chi ha approfittato del bonus Covid, vi è la certezza di due consiglieri regionali leghisti del Piemonte e di due colleghi del Veneto. E poi c’è Ubaldo Bocci, il super manager del Carroccio che nel 2019 ha dichiarato 270mila euro l’anno di redditi. Altro che furbetti, sono senza vergogna. Un fatto così grave non può passare senza conseguenze, per questo il Movimento 5 Stelle si batterà per far uscire i nomi degli esponenti coivolti, oltre ad aver già fatto sapere che chiunque si sia macchiato di un gesto così ignobile può già considerarsi fuori dal MoVimento. Vediamo se gli altri partiti, Lega in primis, si muoveranno nella stessa direzione”. E non è tutto.

Per ora è il Carroccio il partito con più esponenti coinvolti. Tra loro ci sono anche i due consiglieri regionali della Lega in Veneto Riccardo Barbisan e Alessandro Montagnoli e il vice presidente della giunta Gianluca Forcolin (la sua domanda è stata respinta). In Piemonte, invece, si contano due consiglieri leghisti che hanno ammesso di aver ricevuto il bonus (Claudio Leone e Matteo Gagliasso), e il Pd Diego Sarno, che assicura di aver commesso “un errore”. Per gli altri, è solo questione di tempo come ha detto anche Luigi Di Maio: dopo il via libera del Garante non c’è più alcun ostacolo alla pubblicazione dei nomi dei furbetti. Il Carroccio, però, a quanto pare suda freddo. Matteo Salvini che si era detto favorevole all’espulsione, ora è più cauto e parla di “sospensione”.

Anche se hai preso soldi che non ti spettavano, in un momento di crisi, pur percependo oltre 10mila euro ogni mese. Nel frattempo però, come detto, emergono consiglieri, assessori, amministratori che hanno percepito il bonus e si sono giustificati con le scuse più bislacche. C’è chi è pronto a giurare che “non ne sapeva niente”. Chi, quando lo ha scoperto, se l’è presa con il commercialista: “Gli ho detto ‘per carità non farlo mai più’“. E chi sostiene di aver già rimediato: “Ho dato tutto in beneficenza“, come fatto dal già citato Bocci.

L’ultimo caso è quello di Franco Mattiussi, consigliere regionale (e dunque stipendio coi fiocchi) in quota Forza Italia in Friuli Venezia Giulia. Il suo alibi è da ridere se non fosse vero: “Ho utilizzato quei soldi anche per far quadrare conti che comunque dovevano essere saldati. Perché nonostante tutto fosse fermo, bollette continuavano ad arrivare. Quindi, calma. Sangue freddo e razionalità. Che puntare il dito è fin troppo facile. Vedere la luna un’altra cosa”. E già. Puntare il dito è fin troppo facile. C’erano le bollette da pagare. E per chi prende circa 7mila euro al mese è veramente un incubo.