Un Cupolone d’affari per destra e sinistra. I tentacoli della Mafia Capitale sulle attività economiche della città eterna

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Un intreccio tra malavita, imprenditoria e politica con un tavolo succulento di appalti da assegnare e spartirsi. Insomma, una vera e propria cupola che gestiva gli affari di Roma e della regione Lazio quella definita dagli inquirenti “Mafia Capitale”. Un’organizzazione che intimidiva e assoggettava per acquisire in modo diretto o indiretto il controllo di attività economiche, appalti e servizi pubblici. E’ questo il quadro ricostruito dalla Procura e che ha portato all’arresto di ben 37 persone di cui 28 in carcere e il resto ai domiciliari. Con una lunga lista di iscritti a vario titolo nel registro degli indagati tra cui politici da destra a sinistra protagonisti del malaffare. Una vera e propria industria della criminalità organizzata con reati contestati che spaziano dalla corruzione all’estorsione, dall’usura al riciclaggio, con infiltrazioni frequenti nel tessuto imprenditoriale politico e istituzionale.

IN MANETTE
Un sistema venuto a galla con nomi di spicco coinvolti. Arrestati l’ex ad dell’Ente Eur, Riccardo Mancini e l’ex terrorista dei Nar ed ex membro della Banda della Magliana, Massimo Carminati, definito anche come l’ultimo re di Roma. In manette anche Riccardo Brugia (vicino agli ambienti del Nar), Roberto Lacopo, Matteo Calvio, Fabio Gaudenzi, Raffaele Bracci, Cristiano Guarnera, Giuseppe Ietto, Agostino Gaglianone, Salvatore Buzzi, Fabrizio Franco Testa, Carlo Pucci (ex dirigente Ente Eur), Franco Panzironi (ex amministratore delegato Ama), Sandro Coltellacci, Nadia Cerrito, Giovanni Fiscon, Claudio Caldarelli, Carlo Maria Guarany, Emanuela Bugitti, Alessandra Garrone, Paolo Di Ninno, Pierina Chiaravalle, Giuseppe Mogliani, Giovanni Lacopo, Claudio Turella (ex responsabile Servizio giardini del comune), Emilio Gammuto, Giovanni De Carlo, Luca Odevaine (ex vice capo di gabinetto dell’ex sindaco di Roma Veltroni e capo della polizia provinciale). Il gip ha disposto gli arresti domiciliari per Patrizia Caracuzzi, Emanuela Salvatori, Sergio Menichelli, Franco Cancelli, Marco Placidi, Raniero Lucci, Rossana Calistri, Mario Schina.

GLI AFFARI
I fatti contestati si riferiscono per la gran parte agli anni tra il 2008 e il 2013. Proprio quando la città eterna era amministrata dal sindaco Gianni Alemanno. Ed è a questo punto che viene fuori il nome dell’allora primo cittadino della Capitale che risulta indagato. E con lui tanti uomini riconducibili al suo cerchio. Nel mirino degli inquirenti c’è pure Panzironi, ex ad dell’azienda municipale per l’ambiente di Roma. C’è pure quel Mancini, sempre legato all’ambiente della destra ex ad di Eur spa. Ma siamo davanti a un’inchiesta che non sta a guardare la provenienza politica perché nel calderone della Procura di Roma c’è di tutto un po’. Dal consigliere regionale di Forza Italia, Luca Gramazio, al consigliere del Pd, Eugenio Patanè. Perquisizioni ieri mattina pure nell’ufficio al Campidoglio di Mirko Coratti del Pd. Come non citare tra gli arrestati quel Odevaine che è stato vice capo del sindaco Walter Veltroni.

IL PIATTO RICCO
Sulle politiche socoiiali l’organizzazione faceva un grosso affidamento. I fondi per i centri d’accoglienza erano la vera gallina dalle uova d’oro per la malavita. Il vero nodo era legato, secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, a far arrivare i cospicui finanziamenti nelle tasche delle cooperative amiche. Da chi indaga tale meccanisco è stato definito come sistema “Odevaine”. Un sistema che porterebbe più profitti del traffico di droga. Almeno stando alle intercettazioni degli interessati.

Cupola sul Campidoglio

di Francesco Carta

Uno tsunami che si abbatte bipartisan sulla politica romana. Con pochi esclusi. L’inchiesta “Terra di Mezzo” rischia di travolgere l’intera classe politica della Capitale. Perché non si parla di destra o di sinistra, ma di un intero sistema pienamente operativo nella gestione e assegnazione degli appalti. Una vera e propria cupola. Con denaro riciclato e patti con la malavita. Sia chiaro, questo è solo quanto ipotizzato dagli inquirenti, certo è che il palazzo inizia a raccogliere i primi cocci. Si sono dimessi l’assessore alla Casa, Daniele Ozzimo, e il presidente dell’assemblea capitolina, Mirko Coratti. Entrambi esponenti del Partito democratico, tutti e due indagati nella maxi inchiesta della Capitale. E nella giornata di oggi dovrebbe saltare anche la testa di Walter Politano, responsabile della direzione trasparenza del comune di Roma, che con ogni probabilità verrà rimosso dal sindaco Ignazio Marino. Colto, inevitabilmente, da ulteriori imbarazzi dopo le critiche subite negli ultimi tempi.

RIMPASTO IN VISTA
Altro che fiction, quei personaggi finiti nei libri o nei film come il “Nero”, l’ex Nar Massimo Carminati, avrebbero avuto voce in capitolo all’interno delle istituzioni. Anche il Partito democratico nazionale, per voce del ministro alle Riforme, Maria Elena Boschi, ha chiesto ai dem romani di fare chiarezza e quindi, piazza pulita, su una questione che rischia di imbarazzare non poco pure i vertici del Nazareno. Gli indagati intanto si difendono. Se l’ex assessore alla Casa Ozzimo si dice estraneo ai fatti e che si dimette solo per senso di responsabilità, e Coratti è sicuro di uscirne con totale estraneità rispetto ai fatti contestati per Politano la situazione è un po’ diversa. E imbarazzante. Perché stiamo parlando del referente al Comune di Roma del Commissario nazionale anticorruzione Raffaele Cantone. Ora il rimpasto di Giunta per Marino appare scontato. Al centro dell’indagine c’è quel Salvatore Buzzi, responsabile di alcune cooperative sociali finite sotto la lente, e intorno a cui ruotava pure il gruppo criminale. Alcune intercettazioni dello stesso Buzzi confermerebbero il coinvolgimento dell’intera classe politica da destra a sinistra.

NON SI SALVA NESSUNO
In una di queste Buzzi parlando con un imprenditore suo amico spiega come funzionano le cose: “tu li voti, vedi, i nostri sono molto meno ladri di… di quelli del Pdl”. Secondo il magistrato la conversazione captata “può essere definita il framework dell’attività corruttiva di Buzzi”.  Nei prossimi giorni ci sarà una seduta straordinaria dell’assemblea capitolina per discutere dell’inchiesta della Procura di Roma sulla holding criminale e mafiosa radicata nella Capitale. E tra gli invitati ci sarà pure il procuratore capo Giuseppe Pignatone. Roma trema anche perché i rapporti con esponenti apicali di organizzazioni criminali operanti nella Capitale, quali i Casamonica, Michele Senese, Ernesto Diotallevi e Giovanni De Carlo, oltre al clan mafioso catanese del Santapaola, fanno pensare che la tempesta possa mietere ulteriori vittime. Intanto il Movimento 5 Stelle rilancia e chiede le dimissioni dai rispettivi incarichi di tutti i personaggi coinvolti. Al Campidoglio c’è pure chi riesce a conservare il senso dell’umorismo: “Il rimpasto l’ha già fatto la Procura”.

 

L'editoriale
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