Un governo con i figli di papà. Tabacci Jr si barrica in Leonardo. E la spara grossa: si asterrà sulle cose del padre

BRUNO TABACCI
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Bruno Tabacci è uomo di lungo corso politico, da sempre in Parlamento, da sempre in movimento per restarci, pur attraversando molti partiti. Democristiano doc, lo si è ritrovato spesso come il prezzemolo infilato ovunque. Con Mario Draghi vanta un’antica costumanza e il premier lo ha subito premiato con il sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio e varie deleghe tra cui quella allo Spazio. Sta di fatto che, come rivelato dal Domani, il figlio Simone si è sistemato a Leonardo, colosso del settore Difesa. Fonti aziendali riferiscono che il figlio di papà Tabacci acchiapperebbe sui 100mila euro l’anno nella Chief strategic equity officier (si sa che se la mansione è in inglese si riescono a spillare più soldi) guidata da Giovanni Saccodato.

Tabacci è sconcertato e ha dichiarato sconsolato: “Mio figlio ha 49 anni e da molto tempo non seguo il suo percorso lavorativo. Né ho potuto orientare le sue scelte essendo particolarmente geloso della sua autonomia. Chieda a Leonardo, società quotata, eventuali motivazioni riferite alle loro scelte”. Certo il Padre (la maiuscola è d’obbligo) chiede al giornalista di interloquire con Leonardo che gli ha giocato questo brutto tiro, ma si tratta di una risposta surreale che tra l’altro, immaginiamo, imbarazzi la stessa azienda, fiore all’occhiello dell’industria italiana. Del resto l’Ad di Leonardo, Alessandro Profumo, è una vecchia conoscenza di Tabacci visto che stavano insieme in Alleanza per l’Italia, partito fondato da Francesco Rutelli. Come non pensare che un po’ di antico affetto non sia rimasto per così dire “appiccicato” tra i due ex compagni? Difficile non crederlo. Però l’astuto figliolo ha lesto e ratto dichiarato: “Nello svolgimento delle mie funzioni presso Leonardo naturalmente mi asterrò dal partecipare a qualsiasi attività connessa alle materie concernenti la delega di governo attribuita a mio padre relativa allo Spazio e al Dipe”.

Quindi noi siamo tranquilli perché Simone ce lo ha detto chiaramente che si asterrà dai conflitti di interessi e perdinci – parafrasando Shakespeare – Simone è uomo d’onore. Resta il fatto che Leonardo è una grande azienda pubblica italiana e che è assai sconveniente che il figlio del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sia assunto quando ancora il padre è in attività. Anzi lo sarebbe sconveniente anche prima e dopo perché il figlio di un politico come Tabacci non deve avere ruoli pubblici di rilevanza, non perché la legge non glielo permetta ma perché è proprio inappropriato, soprattutto quando gli italiani fanno fatica sbarcare il lunario.

Invece non è così. Bruno, che di queste cose se ne intende bene, visto che riuscì a soffiare pure il partito ad uno che di potere se ne intende, come Francesco Rutelli, forse pensava che la cosa sarebbe passata in omertà silenziosa, visto che siamo quasi in vacanza, ma purtroppo per lui così non è stato. Così sarebbe bello che il sottosegretario a Palazzo Chigi si dimettesse dal suo alto incarico per una semplice ragione e cioè per quello che da millenni viene chiamato “familismo” che se è una pratica inveterata soprattutto in Italia, lo è ancor di più adesso in questi tempi tristi e grami. E visto che ci siamo sarebbe bello che anche il figliolo (non il Generale) rinunciasse a cadrega e sghei non perché non sia all’altezza del compito, per carità, ma proprio per non ingenerare tutta questa ridda di supposizioni che possono segnarlo per sempre e questo non è giusto. Se uno è bravo, come lo sarà sicuramente Simone Tabacci, non ha bisogno del babbo che lo raccomanda, insomma un lavoro può pure trovarselo altrove e che diamine!