Un macabro bottino

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Di Davide Vecchi per Il Fatto Quotidiano

Bruno, un bellissimo pastore di Ciarplanina, ieri è tornato a fare il bagno in porto. Gli unici sguardi girati verso il mare sono stati per lui. Fuori dai negozi hanno ritrovato spazio le sedie. Panchine e muretti sono tornati a essere un punto di semplice riposo per i turisti e non più luoghi da cui scrutare il cadavere del gigante di lamiera abbandonato sugli scogli.

Questi ottocento metri di passeggiata sono la fotografia dell’Isola del Giglio riemersa dall’ombra tragica della Concordia. Ottocento metri che collegano l’hotel Demos, per 30 mesi quartier generale dei tecnici arrivati qui per riesumare la il relitto, al ristorante Paloma, ultimo di una serie di bar con annessi tavolini dove ogni giorno i “titani” stranieri dall’alba all’alba successiva si davano il cambio per ubriacarsi.

“Una liberazione” per il sindaco Sergio Ortelli. “Per carità, hanno fatto un ottimo lavoro e non hanno mai creato alcun problema ma ora possiamo finalmente ricostruire la nostra normalità”, dice passeggiando sul lungoporto. Ha l’aria distesa, ricambia il saluto di tantissimi gigliesi. “Alcuni non li vedevo da tempo”, confida. Nascosti dai cinquecento tecnici e dai circa trecento giornalisti che con telecamere e microfoni hanno snaturato e occupato questo angolo d’isola. E dalle frotte di turisti che arrivavano solo per scattare una foto. “Spesso con lo stesso battello andavano e tornavano”. Declinare al passato una tragedia è un risultato notevole.

E l’addio della Concordia fa tornare ad affrontare i vecchi problemi. Uno su tutti quello della scuola media del Giglio. “Abbiamo solo 11, 13 bambini e dovremo fare una classe unica – spiega Ortelli –. C’è la forte preoccupazione che non si riesca ogni anno a portare avanti l’istruzione per i nostri ragazzi e lo spettro è quello di doverli mandare sulla terraferma ogni giorno, sarebbe impossibile”. Si guarda intorno. L’edificio è stato da poco ristrutturato, c’è persino una lavagna elettronica. Ieri mattina c’erano un paio di operai che smontavano i pannelli della Costa Crociere: la scuola ha ospitato prima la mensa e in queste ultime settimane è stata adibita a sala conferenze e punto stampa.

La tragedia he in questi due anni hanno visto triplicare le entrate e hanno potuto lavorare per 12 mesi, non solo per i soliti tre della stagione estiva. L’economia di questo angolo d’isola ne ha risentito positivamente. Vincent, il barman nigeriano del Demos, ha quasi le lacrime agli occhi. I suoi tavolini all’aperto erano proprio di fronte agli scogli dove la Concordia era naufragata e accanto alle tende della Protezione Civile.

Ha trascorso gli ultimi due giorni a farsi scattare selfie con carabinieri, tecnici, sommozzatori , vigili del fuoco. Si abbracciano come vecchi amici. “Dopo tutto questo tempo è normale ma non possiamo essere l’isola della Concordia”, commenta il sindaco.

Che ammette: “Io nel 2012 mi ero preoccupato perché eravamo diventati un museo da una foto soltanto, avevamo diecimila persone che arrivavano qui per questo e poi scappavano”. Ma “è innegabile che abbiano sostenuto l’economia, per carità”. E del resto la crisi si era fatta sentire. Basta un dato della Camera di Commercio per spiegare come il turismo si era ridotto: nel 2011 arrivarono al Giglio 211 mila persone, due anni dopo erano scese a 177 mila, con un caloseccodel14percento.Mentre i biglietti dei traghetti da Santo Stefano hanno registrato un incremento del 108 per cento.

Rossi arriverà stamani al Giglio accompagnato dal presidente della Prvincia di Grosseto, Leonardo Marras. La scorsa settimana Rossi aveva fatto polemicamente notare che il governo avrebbe dovuto assegnare le operazioni di smantellamento al vicino porto di Piombino e non a quello di Genova. Non solo, al ministro Galletti, arrivato al Giglio per le fase finali dell’operazione, Rossi aveva detto: “Io verrò quando ve ne sarete andati voi, quando non ci saranno più telecamere cui mostrarsi”. E mantiene la parola. “Ma non voglio creare polemiche, per carità”, esordisce rispondendo al telefono .

“Io sono stato al Giglio il mattino dopo la tragedia e ci torno ora ad ascoltare i problemi dei gigliesi e a cercare un modo per aiutarli a ripartire, ricominciare a tornare alla normalità”. Ma il capitolo Piombino non è chiuso. “Il governo ha deciso di assecondare le richieste dei privati; dopo 900 giorni è stato fatto tutto di fretta per andare a Genova, ma se avessero aspettato una settimana Piombino sarebbe stata pronta, la cosa uggia, infastidisce. Ma niente polemiche”, ripete. “Ora dobbiamo capire come lasciare nel mondo il nome del Giglio cancellando l’assioma con la Concordia; ascolterò i gigliesi, il sindaco e poi cercheremo di far presente le necessità anche al premier”. Ma, ovviamente, “senza alcuna polemica”.