Un No in difesa della Costituzione contro la riforma truffa sulla giustizia

A difesa della Costituzione e per il No alla riforma sulla giustizia, si sono ritrovati i leader del campo progressista, da Conte a Schlein

Un No in difesa della Costituzione contro la riforma truffa sulla giustizia

A Piazza del Popolo a Roma, ieri, sul palco, a difesa della Costituzione e per il No alla riforma sulla giustizia delle destre, si sono ritrovati tutti i leader del campo progressista: Elly Schlein (Pd), Giuseppe Conte (M5S), Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Avs. L’evento è stato organizzato dal Comitato “Società Civile per il No nel referendum costituzionale”. Davanti al palco una enorme bandiera arcobaleno per la pace. Oltre ai simboli dei partiti, tra gli altri, anche quelli dell’Anpi e della Cgil, cartelli dei sindaci per il no e della Palestina. “Votiamo no, lasciate in pace la Costituzione”, uno degli slogan. Con una cover di “C’è chi dice no” di Vasco Rossi, il cantante Piji ha aperto la manifestazione.

Un No in difesa della Costituzione contro la riforma truffa sulla giustizia

Tutti i leader sono d’accordo su un punto: la natura politica di questa riforma che vuole condizionare la magistratura e sottometterla alla volontà del potere esecutivo. “Questa vicenda è interamente politica, questa controriforma rivela la natura politica dell’attacco alla Costituzione sferrato dalla destra. Dicono che da nessuna parte è scritto che la magistratura non sarà più indipendente”. L’esempio dei regimi, dall’Ungheria all’Iran, dimostra che “quando vuoi colpire l’indipendenza della magistratura non lo scrivi, lo fai. E se colpisci il Csm stai realizzando esattamente quel programma”, ha detto Fratoianni.

Destre allergiche ai controlli

“Non va giù l’idea che se sei tu a comandare possa esserci qualche potere che limita le tue funzioni. E infatti eliminano l’abuso d’ufficio, eliminano gli strumenti di indagine, producono nuovi reati, nuove pene, reati e anni di prigione che servono a colpire chi dissente, i lavoratori che si battono per il lavoro, gli studenti che si battono per il diritto allo studio. Perché sono allergici ai controlli”, ha aggiunto l’esponente di Avs.

Rincara la dose su questo punto Conte: “La politica, se vuole dare un contributo di riforma, non deve prenderci in giro, la separazione delle carriere è già nei fatti e si può passare una sola volta da una funzione all’altra. Per ottenere questo obiettivo bastava una norma ordinaria. La verità è che è un progetto politico che nasce da un’onda lunga, quello della politica che non accetta il controllo di legalità, che si realizzi il fondamento cardine dello stato di diritto: la legge è uguale per tutti. Vogliono farci tornare all’Ancien régime, quando il monarca era sopra le leggi. Questa è una riforma truffa, un meccanismo sofisticato per assicurarsi gli organi di autogoverno”, ha concluso il leader M5S.

Bonelli e Schlein contro le bugie di Meloni

Contro le bugie di Giorgia Meloni che ha detto che se passa il No ci saranno stupratori liberi e bambini strappati alle mamme insorgono Bonelli e Schlein. “Ma vergognatevi di attaccare un presidio di legalità”, ha detto Bonelli. “Questa è una riforma che non tocca i nodi che possono migliorare la giustizia” perché “non la migliori se metti i giudici sotto il controllo del governo”, dice Schlein. “Noi diciamo no a una riforma che non garantisce l’indipendenza dei giudici. Non è normale sentire la presidente del consiglio di questo paese dire che se vince il No saranno strappati i bambini alle madri e ci saranno gli stupratori nelle strade. Sono loro ad avere liberato uno stupratore quando hanno rimpatriato Almasri. Noi vinceremo le prossime elezioni, ma pensiamo che anche chi governa deve essere sottoposto a controlli di legalità. Teniamoci stretta questa Costituzione antifascista”, ha detto la leader dem.

L’allarme di Libera: col Sì lotta alle mafie indebolita

“Quando sarete chiamati a votare, pensate ai nomi di tutti quelli che hanno pagato con la vita, cosa di cui non ha tenuto conto Giusi Bartolozzi, capo gabinetto del Ministero della Giustizia, che in Sicilia ha avuto il coraggio di additare i magistrati come plotone di esecuzione. Vogliamo ricordare a tutti gli esponenti del governo e alla capogabinetto del ministero della giustizia che in Sicilia il plotone di esecuzione c’è stato davvero, ma c’è stato contro 10 magistrati uccisi dalla mafia. Per loro, per chi ancora aspetta la verità, per questo Paese votiamo No”. E’ stato l’appello lanciato da Gianpiero Cioffredi, coordinatore regionale dell’Associazione “Libera” in Lazio. “Il rischio è quello di condizionare le indagini più fragili e più delicate, quelle su mafia, corruzione e finanza opaca”, ha concluso. “Vogliono manomettere l’equilibrio dei poteri”, “sono sotto tiro i diritti conquistati sulle montagne” dai “ragazzi che combattevano il nazifascismo”, ha detto il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo.