Un Paese senza bussola, l’ultimo regalo di Renzi. Pure peggio del virus: Esecutivo depotenziato e Parlamento paralizzato

MATTEO RENZI
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Quando questa mattina, dopo l’ultimo Consiglio dei ministri del Conte-2, il premier salirà al Colle per rassegnare le dimissioni, i danni prodotti da questa crisi al buio aperta da Matteo Renzi saranno sotto gli occhi di tutti gli italiani. Con le dimissioni del presidente del Consiglio in carica, infatti, e fino al giuramento di un nuovo Esecutivo nelle mani del Capo dello Stato, il Governo uscente rimarrà in carica esclusivamente per il disbrigo degli affari correnti. Come ad esempio l’emanazione di decreti legge in casi di necessità ed urgenza, tra i quali rientra l’aggiornamento delle misure di contenimento della pandemia.

Per il resto, sarà paralisi totale. In mancanza del rapporto fiduciario, un a volta aperta formalmente la crisi, si fermerà infatti l’attività parlamentare. Eccetto, anche in questo caso, per gli atti urgenti come, ad esempio, la conversione dei decreti legge in scadenza. L’attività delle Camere riprenderà solo quando un nuovo Esecutivo (Conte ter o altri) avrò incassato la fiducia di entrambi i rami del Parlamento. Insomma, una pericolosa fase di vacatio in uno dei momenti più delicati della storia della Repubblica. Nel pieno di una pandemia e di un braccio di ferro con le case farmaceutiche per la ritardata consegna delle dosi che rischiano di compromettere il Piano vaccinale. E non solo.

Perché in ballo c’è anche la definizione del Recovery Plan da sottoporre all’Unione europea per non vanificare i 209 miliardi di aiuti Ue che il Governo Conte era riuscito ad ottenere in sede di contrattazione con le istituzioni europee. Cosa succederà a partire da oggi? Il presidente della Repubblica, ricevute le dimissioni di Conte, può conferire un mandato esplorativo ad un personaggio istituzionale o reincaricare il presidente del Consiglio uscente (è questa l’ipotesi più probabile), oppure avviare direttamente le consultazioni al Quirinale: con i presidenti delle Camere, i rappresentanti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato ed il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano.

Preso atto della situazione, costatata la disponibilità o meno delle forze politiche rappresentate in Parlamento alla nascita di un nuovo Esecutivo, può incaricare un nuovo presidente del Consiglio, conferendogli un mandato pieno o esplorativo. Diversamente, tramontata questa possibilità, procede allo scioglimento delle Camere per indire nuove elezioni.

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di Gaetano Pedullà

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