Un po’ Luxuria, un po’ Robert Smith dei Cure. Nomina shock alla Biennale di Venezia. Il ministro Bonisoli affida a Milovan Farronato il Padiglione Italia

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Va bene che quello di Giuseppe Conte vuol essere il Governo del cambiamento, ma quella che arriva tra le prime nomine in assoluto ha lasciato sbalorditi. La mossa è del ministro della Cultura, Alberto Bonisoli, arrivato così spaesato nel suo nuovo ufficio al Collegio Romano da aver chiesto tempo prima di cambiare il personale che era di diretta collaborazione del predecessore, Enrico Franceschini. Eppure Bonisoli una prima scelta l’ha fatta, affidando la cura del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2019 a Milovan Farronato, età ufficialmente non conosciuta così come l’opportunità di dargli del Lui o del Lei, oltre che personaggio decisamente estroso, anche per un mondo come quello dell’arte dove ce n’è tanti di sciroccati. Le sue foto e una serie di dettagli che arrivano da Londra hanno fatto protestare l’assessore veneto al Lavoro Elena Donazzan (Forza Italia), indignata per la nomina che avrebbe visto meglio al Carnevale di Venezia.

CURRICULUM ESTROSO
Effettivamente nel 2015 Farronato finì sulle pagine del quotidiano The Indipendent per una rissa in locale esclusivo della capitale britannica scatenata da ragioni di acconciatura. Proprio a Londra il prossimo curatore della Biennale di Venezia ha animato il Fiorucci Art Trust, arricchendo un curriculum decisamente a 360 gradi, che spazia dalla Galleria Civica di Modena alle Fondazioni Pomodoro di Milano e Bevilacqua La Masa di Venezia, ma anche la guida dell’archivio di Viafarini (il più importante archivio italiano delle opere di giovani artisti), il festival Volcano Extravaganza a Stromboli, progetti in polonia, Brasile, Inghilterra, Istanbul, la direzione di Viafarini, la cura del Documentation Centre for Visual Arts di Milano e l’incarico di professore allo IUAV a Venezia. Abbastanza per dargli un incarico prestigioso come quello appena ricevuto dal ministro M5S? Probabilmente no, ma anche da queste scelte si legge la cifra di un nuovo Governo che cerca energie e talenti nuovi, cambiando e innovando. A costo di stupirci con facce e storie stupefacenti come quella di Ferronato, ma in fin dei conti un manifesto dell’Italia che si vuol cambiare.