L’amore di Conte per gli arbitrati. Il giurista ha un super curriculum di 12 pagine, ma a Partinico ha dovuto fare causa per farsi pagare

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Un curriculum vasto, non c’è che dire, al cui interno spunta fuori anche qualche prova “muscolare” in tribunale. Del resto per un giurista e principe del foro, dotato di grande senso di orientamento per districarsi nei meandri del diritto, far valere le proprie ragioni non deve essere complicato. E così viene fuori che il candidato premier pentaleghista Giuseppe Conte, 12 pagine di curriculum, studi negli Stati Uniti e in Francia (e quindi conoscenza delle relative lingue), qualche anno fa è stato protagonista di una causa legale contro il Comune di Partinico, in provincia di Palermo, che contribuisce a svelare una parte della sua attività professionale, ovvero quella legata agli arbitrati. Il settore, del resto, fornisce lucrose integrazioni stipendiali a moltissimi avvocati di grido. Sta di fatto che nel 2015 Conte si è messo in mano a uno studio legale di Palermo per rivendicare dal Comune di Partinico una parcella da 40 mila euro relativa alla partecipazione a un Collegio arbitrale.

Il dettaglio – Sicuramente c’era da decidere qualche vicenda relativa all’amministrazione cittadina, anche se l’atto pubblicato sul sito del municipio siciliano non fa cenno alla fattispecie. Si desume soltanto che di quel Collegio arbitrale faceva parte anche un altro avvocato, Salvatore Mazzamuto, che rivendicava una parcella di 52 mila euro. Per inciso quello di Mazzamuto non è un nome qualunque: dopo aver fatto parte in passato del Csm, negli anni di governo berlusconiano è stato consigliere giuridico dell’allora ministro della giustizia, Angelino Alfano, e successivamente sottosegretario alla Giustizia nel Governo di Mario Monti. Ad ogni buon conto nel 2015 i due, assistiti dallo stesso studio legale, hanno innescato un bel pignoramento per vedersi riconosciute le somme contestate. Pignoramento che ha avuto come “bersaglio” banca Intesa Sanpaolo, istituto chiamato in causa in quanto gestore del servizio di tesoreria comunale. E quindi, in questa veste, ente terzo che risultava creditore nei confronti del Comune e di conseguenza destinatario del provvedimento esecutivo. Nell’atto Conte intimava alla banca “di non disporre senza ordine del giudice delle somme a qualsiasi titolo dovute al Comune di Partinico”, e ciò fino “alla concorrenza della somma complessiva di 59.300 euro, pari al credito precettato aumentato della metà”. Come sia finita la vicenda non è chiaro, che se dagli atti allegati si apprende che la questione si è trascinata fino a fine 2016. Ieri La Notizia ha provato a chiedere lumi a Salvatore Lo Biundo, all’epoca sindaco Pd di Partinico, che però ha precisato di non aver mai seguito queste procedure amministrative. Detto questo l’episodio è più che altro utile a mette a fuoco come Conte nel recentissimo passato abbia avuto incarichi arbitrali, spesso in questioni in cui poteva essere coinvolto un ente locale.

I precedenti – Del resto lo stesso Conte, dopo aver mosso i primi passi accademici alla Sapienza di Roma presso la cattedra di diritto privato allora gestita da G.B. Ferri, è poi passato con un altro pezzo da novanta del diritto, ovvero Guido Alpa, in anni successivi presidente del Consiglio nazionale forense. La stessa attività di arbitro, tra l’altro, è stata perfezionata da Conte nel 2012, quando la Banca d’Italia lo ha nominato componente del Collegio di Napoli dall’Abf (Arbitro bancario finanziario), il polo di risoluzione alternativa della controversie tra banche e correntisti. Un incarico, conclusosi in tempi recenti, che permette di capire come al candidato premier non manchi la conoscenza del mondo bancario (e magari neanche delle pratiche non proprio ortodosse legate al settore del credito).